L’invidia è un sentimento profondamente radicato nella natura umana.
Per questa ragione, confesso di non credere a quelli che sostengono di non aver mai invidiato niente e nessuno.
Invece, dal momento che l’invidia è un sentimento socialmente inaccettabile, molte persone non riescono ad ammettere, neanche con se stesse, di provare questa spiacevole emozione.
L” invidia che non riconoscono di provare viene spesso attribuita agli altri che vengono percepiti come invidiosi.
Chi ha questo problema, anche se è una  persona come tante  è convinto che gli altri segretamente lo invidino e si lamenterà di essere circondato da gente invidiosa che cerca di danneggiarlo.
Se  nessuno può essere esente da questa spiacevole emozione, nell’ “economia psichica” di alcune persone l’invidia gioca un ruolo fondamentale ed è la causa nascosta di molte depressioni e insoddisfazioni esistenziali.

Le cause profonde dell’invidia

L’invidia nasce da un doloroso sentimento di mancanza: sentiamo che ci manca qualcosa di fondamentale importanza per essere felici, qualcosa che invece gli altri hanno e non sempre per merito loro.
L’invidioso è convinto che le altre persone  che siano più fortunate, più realizzate, che per loro sia tutto più facile: gli altri hanno vite perfette o almeno molto migliori della sua.
Chi prova invidia sente infatti  che la sua vita è più difficile, più complicata, più confusa di quella degli altri che sembrano invece sapere, per un istinto innato, che direzione dare alla propria esistenza
Agli occhi dell’invidioso le cose belle succedono solo agli altri: solo gli altri possono trovare l’amore, essere valorizzati sul lavoro, avere dei veri amici.
Spesso all’origine del sentimento di invidia ci sono delle profonde carenza affettive o delle esperienze di deprivazione subite nell’infanzia.
L’invidioso non si è sentito abbastanza amato e ha la sensazione che il destino l’abbia ingiustamente privato della gioia e della felicità a cui aveva diritto, facendolo crescere in una famiglia difficile o facendolo nascere brutto e poco dotato.
Non di rado, l’invidioso non ha potuto vivere un infanzia ” normale” ma ha dovuto confrontarsi precocemente con esperienze dolorose come per esempio una malattia, un lutto, una separazione conflittuale tra i genitori.
Esperienze dure che gli hanno lasciato il segno, convincendolo di non poter essere felice perchè sfortunato, diverso dagli altri, svantaggiato.

I due volti dell’invidia: l’invidia depressiva e l’invidia distruttiva
Il confronto con gli altri scatena l’invidia che si manifesta con emozioni diverse  a seconda della personalità.
L “‘invidioso depressivo”  lotta con un profondo senso di inferiorità, si paragona costantemente agli altri e percepisce tutti come più belli, più bravi, più interessanti di lui.
Il confronto con gli altri lo rende ancora più consapevole delle sue carenze e dei suoi difetti e alimenta ulteriormente la sua sensazione di inadeguatezza.
Questo tipo di invidioso sente di non avere abbastanza qualità: non ha le capacità per avere la vita che desidera, al contrario degli altri che sono più realizzati e hanno le capacità che a lui mancano.
Non occorre che le altre persone si vantino dei loro successi o che dicano o facciano qualcosa di particolare per scatenare una crisi di invidia depressiva : per esempio, ad  una ragazza insoddisfatta del suo aspetto fisico basta la vista di una bella ragazza  in bikini per scatenare una serie di pensieri negativi sul suo corpo.
L’ “invidia distruttiva ” consiste nel provare rabbia e risentimento verso il successo e la felicità degli altri, convinti che a noi la vita non potrà riservare lo stesso trattamento.
Profondamente infelice, chi soffre di invidia distruttiva sente che non è giusto che gli altri abbiano quello che a lui manca e pensa . ” Se non posso averlo io, non devono averlo neanche gli altri”.
Per ragione l’invidioso distruttivo prova piacere quando agli altri (finalmente!) le cose vanno male: quando  il collega bravissimo fa un passo falso sul lavoro, quando la conoscente bellissima che rubava tutti gli sguardi degli uomini ingrassa e diventa meno attraente.

Prima di giudicare questo tipo di invidia, bisogna ricordare che nasce da una grandissima sofferenza interiore.

La gratitudine come cura per l’invidia

Secondo alcune teorie psicoanalitiche, la cura per l’invidia è sviluppare un senso di gratitudine per tutte le esperienze positive che si sono avute nella vita, in particolare per tutto l’amore e l’ affetto che si è ricevuto.
L’invidioso è invece  concentrato su quello che gli manca, su quello che non ha avuto dalla vita.
La cura è invece focalizzarsi su tutto quello  di buono c’è in se stessi, nelle persone che ci circondano e nel proprio passato che non può essere stato solo negativo.
Tuttavia, per una persona che ha un radicato senso di invidia provare un vero senso di gratitudine può essere molto difficile.
L’invidioso fa fatica ad apprezzare quello che ha e quello che è,perchè ( più spesso a torto che a ragione) sente che è “troppo poco” rispetto a quello che non ha.
Ci sono poi  delle situazioni in cui provare gratitudine può essere molto difficile: quando si è davvero in una condizione di svantaggio rispetto alla maggior parte delle persone, per esempio quando si ha in giovane età una malattia invalidante che influisce sulla qualità della vita.

Qualche suggerimento contro l’invidia

Come tutte le emozioni l’invidia può essere utilizzata in modo costruttivo, trasformandola in emulazione.
L’invidia può dare delle preziose indicazioni su quali aspetti della  vita che possono essere migliorati perchè segnala un bisogno psicologico  insoddisfatto.
La persona invidiata può diventare uno stimolo ed un modello: supponiamo, per esempio, che io invidi un mia collega per il suo successo professionale. mentre sono insoddisfatto della mia situazione lavorativa.
La mia invidia diventerà costruttiva quando io lo prenderò da esempio e cercherò di capire quali comportamenti l’hanno portato ad ottenere dei riconoscimenti lavorativi.
Purtroppo, però questo approccio non è sempre possibile: molte cose non dipendono da noi e a volte, i risultati non  sono soddisfacenti nonostante l’impegno e la buona volontà.
Allora come non invidiare chi è più fortunato oppure semplicemente più dotato di noi?
In questo caso bisogna imparare a fare la pace con i limiti ( i propri difetti fisici e caratteriali)  e i limiti della propria storia ( le opportunità che ci sono mancate, l’ambiente familiare poco incoraggiante, le scelte sbagliate che ci hanno portato ad avere una vita diversa dai nostri sogni, ecc).
E’ importante credere di poter fare qualcosa di buono con quello che abbiamo, anche se altri possono avere più di noi.
A volte sono proprio i limiti a tirare fuori il meglio di noi che non avremmo mai tirato fuori in situazioni più facili.
Sicuramente non è un processo semplice e indolore ma scoprire le proprie risorse è anche un appassionante avventura.
Stephen Hawking non è diventato quello che è diventato nonostante la malattia ma a causa della sua malattia.
Prima che gli fosse diagnosticata l’atrofia muscolare progressiva Stephen era uno studente come tanti altri, che nonostante le eccezionali potenzialità intellettive non si era mai distinto per i suoi risultati accademici.
Quando gli fu diagnosticata la malattia,  il celebre astrofisico  cadde per dei mesi in una profonda depressione che superò decidendo di usare pienamente quello che gli era rimasto.
L’unica parte del suo corpo che funzionava ancora bene era il cervello e  Stephen decise che avrebbe vissuto al meglio quello che gli restava da vivere, dedicandosi allo studio, alla conoscenza e sfruttando le sue capacità intellettuali.
Il suo modo di pensare si può sintetizzare in una sua celebre frase   “Volgi il tuo sguardo alle stelle, e non in basso ai tuoi piedi”.
A volte le persone non individuano le loro risorse psicologiche perchè sono troppo impegnate a paragonarsi agli altri o a concentrarsi su quello che manca loro per essere felici.
Quando invece cominciano a mettere a frutto quello che hanno, per quanto poco possa essere, la loro vita fiorisce e riescono più facilmente a raggiungere degli obiettivi prima impensabili.

http://it.wikipedia.org/wiki/Stephen_Hawking)

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