Libro : Gli uomini amano poco

Pubblico un estratto di questo libro del dottor Enrico Maria Secci che consiglio vivamente a tutte le   donne innamorate di uomini che amano poco e male

Psicologia degli uomini che amano poco

A differenza delle loro prede, è difficile studiarli perché chiedono aiuto molto raramente. Disconoscono l’efficacia della psicoterapia e tendono a cercare soluzioni da soli.
Troppo orgogliosi per richiedere una consulenza e, spesso, per accettare il più semplice dei consigli, gli uomini che amano poco giungono all’attenzione dello psicologo solo quando si trovano in gravi condizioni, quando si sentono al limite o, più raramente, solo se spinti dalle/dai loro partners.
Gli “uomini che amano poco”, sono ignari della loro condizione, diciamolo subito.
Appaiono spesso inconsapevoli del fatto che il loro agire generi dolore e mostrano costernazione se gli si chiede di spiegare come concilino le loro dichiarazioni d’amore con i loro comportamenti.
Gli uomini che amano poco sono capaci di immensi slanci romantici e incredibili seduzioni, azioni a cui fanno seguire senza soluzione di continuità tradimenti, arrabbiature, distanze inspiegabili, violenze o sparizioni che non verranno mai giustificate sinceramente.
Al contrario delle loro compagne, spesso svalutate da almeno uno dei genitori nel corso dell’infanzia, molti uomini che amano poco provengono da famiglie che li hanno sin da piccoli investiti di aspettative positive, incoraggiati e supportati sul piano concreto mentre, nel contempo, li deprivavano affettivamente.
Ma non si può mai fare di tutta l’erba un fascio.
L’immensa prateria degli uomini che amano poco comprende diverse specie, una moltitudine che può essere descritta solo tollerando ampie approssimazioni ma che risulterà comunque utile ai lettori e alle lettrici che intendano cominciare a tutelarsi dal pericolo di rimanere invischiati nei giochi di questi uomini e ragazzi.
Scrive la grande scrittrice francese Marguerite Yourcenar: “L’amore è un castigo. Ci punisce di non aver saputo restali soli.” Per chi entra nelle spire di una relazione con un uomo che ama poco, nulla sarà mai più vero di questo.
La relazione con questi uomini si trasforma in un inseguimento, un alternarsi di dolore profondo e di calma apparente, un sentirsi vuote eppure incapaci di lasciar perdere e di liberarsi. Un castigo.
Per quanto diversi gli uni dagli altri, gli uomini che amano poco sono accomunati dal fatto che – spesso senza volerlo – ingenerano nelle loro partner un costante senso di insicurezza e un persistente e crescente senso di colpa e di inadeguatezza.
Tali sentimenti funzionano come trappole e incollano la “vittima” in modo sempre più saldo e disperato all’uomo che non cessa comunque di amarla anche se poco, pochissimo, di meno ogni giorno che passa ma senza mai smettere di somministrare dosi minime del suo sentimento, perché questo vorrebbe dire perdere tutti i vantaggi di avere una relazione con un compagno o compagna così asservito e rassicurante.
Altra cosa che accomuna gli uomini che amano poco è che di rado hanno avuto relazioni di qualche importanza prima dei venticinque anni, e molto spesso riescono a scansare lungamente relazioni caratterizzate da qualunque forma di impegno chiaro (condivisione di amici, frequentazione di parenti del/la partner, progettualità, ecc.).
Le comunanze di carattere generale tra gli uomini che amano poco finiscono qui, per il resto ognuno ha la sua storia e le sue peculiarità, ciascuno sviluppa un vero e proprio stile personale di disimpegno affettivo, stile che permette a molti di loro di adattarsi al contesto sociale e alle sue richieste.
Tutti gli uomini che amano poco presto o tardi si procurano una compagna che utilizzano per allinearsi alla massa, cosa che gli consente, in fondo, di mimetizzarsi tra altri maschi e continuare così la propria inconsapevole opera distruttiva sottobanco, procurandosi talvolta una o più amanti da soggiogare.
Per ora, ho individuato almeno sette schemi diversi, sette tipologie di uomo che ama poco. Come tutte le categorizzazioni, anche questa è necessariamente riduttiva, ma bisogna pur costruire una mappa per muoversi in un territorio così vasto come il deserto popolato da queste persone e dalle loro storie.
1) l’uomo in multiproprietà; 2) il narcisista perverso; 3) l’uomo diviso; 4) l’eterosessuale omo-affettivo; 5) il non-sessuale; 6) l’omosessuale irrisolto; 7) il possessivo distruttivo.

Tipologie di uomo che ama poco

1) L’uomo in multiproprietà. Gli uomini che amano poco appartenenti a questa categoria si distinguono per la loro assoluta incapacità di dedicarsi, se non per brevissimi periodi, a una sola partner per volta. Sono veri e propri collezionisti. In casi estremi riescono a formare più coppie contemporaneamente e a creare più famiglie, così da diventare anche padri in multiproprietà.
L’aspetto apparentemente incomprensibile è che l’uomo in multiproprietà è molto generoso nelle sue manifestazioni affettive e spesso estremamente passionale. Questo manda completamente in confusione le sue “vittime”, che continuano a sentirsi “amate” e dunque a indulgere sui continui tradimenti. Le donne degli uomini in multiproprietà a volte finiscono per solidarizzare, prendere contatto l’una con l’altra stabilendo norme (non dette) che regolino le reciproche porzioni d’amore. Il dramma è che l’uomo in multiproprietà sosterrà sino alla fine di amare veramente queste persone, anche quando ne constata la sofferenza che provoca in loro. Non gl’importa. Non rinuncerà per nulla al mondo a una delle sue compagne se non quando ne avrà totalmente esaurito le risorse e la dignità. La tendenza è quella di legarle a se costruendo vincoli oggettivi e stabili di dipendenza, per esempio rendendole dipendenti professionalmente o economicamente, oppure facendo con loro dei figli.
Lo schema di questi uomini che amano poco si basa probabilmente sul bisogno di controllare l’altro, avvertito come una promanazione di sé e non come agente autonomo e indipendente.

2) Il narcisista perverso. Gli uomini che amano poco riconducibili alla categoria del “narcisista perverso” sono tra quelli che procurano il maggior numero di sofferenze. Il narcisista perverso utilizza le donne come fonte di conferma di sé, le seduce e le lusinga e poi, quando sente che il si è creato un legame d’amore, tende ad abbandonarle. Le telefonate si diradano, le scuse con cui il narcisista perverso si nega diventano sempre più fantasiose e talvolta si fanno assurde. Egli cerca comunque di mantenere un’immagine pulita e positiva, e si concede di tanto in tanto pur di mantenere viva la dipendenza della partner. Il vero problema del narcisista perverso consiste con ogni probabilità nella ricerca della donna perfetta. Perciò nessuna amante sarai mai abbastanza per lui, anche quando dovesse esaurire tutte le proprie energie nel tentativo di conquistarlo. La frustrazione di questi uomini che amano poco è continua e pressoché ininterrotta in quanto sono destinati a sentirsi soli in un mondo di aliene ammaliatrici e seduttive, dalle quali si sentono minacciati.
Le rare volte che il narcisista perverso entra in un rapporto durevole lo fa con grande slancio ed entusiasmo sopra la media, ma diventa in poche settimane algido e distante, si lascia andare a malumori che sfociano in veri e propri sfoghi di rabbia, e ha un atteggiamento ipercritico verso la compagna. “Devi dimagrire”, “Vai in palestra”, ” Quella camicetta ti sta male”, “Abbassa la voce, sei stridula”, ecc., sono alcune frasi tipiche di questi uomini. Seguono le “fughe”, appuntamenti mancanti, telefoni spenti e, dulcisinfundo tradimenti che però verranno sempre tenuti segreti.
L’ultima caratteristica del narcisista perverso è la sua riluttanza a chiudere definitivamente una relazione. Anche quando il rapporto viene cessato di sua iniziativa, egli finisce per cercare una qualche forma di contatto con le proprie vittime.
In ogni caso, per questi uomini che amano poco le donne sono solo pedine disposte sulla scacchiera di un gioco noioso. Come riconoscere un narcisista perverso? Oltre allo smodato interesse per l’esteriorità propria e altrui, per gli status symbol e per il denaro, questi uomini si distinguono per il fatto che di propria iniziativa tendono a dare molto, sono generosi e disponibili (solo nella fase del corteggiamento, però, dopo diventato astuti nel rifiutare l’invio di un solo sms) ma si rifiutano di accontentare anche la più piccola richiesta. Quando gli viene chiesto di fare qualcosa (qualcosa che magari avrebbero comunque fatto spontaneamente) si irrigidiscono e trovano delle scuse per non eseguire ciò che a loro suona come un ordine, un tentativo di usurpare il loro “potere”.
Ciò che all’inizio della relazione ammalia le loro partner è proprio la tendenza a essere propositivi e fantasiosi; questo aspetto viene erroneamente scambiato per “amore” dalle ignare compagne. In realtà, l’eccesso di iniziativa è un modo per controllare e soggiogare l’altro (se propongo io, mantengo il controllo – tolgo a te degli spazi d’azione). Non è un caso che alla fine della storia le donne di questi uomini che poco “scoprano” di sentirsi manovrate, maneggiate come burattini e avvertano di aver subito dei cambiamenti, compiuto delle rinunce di cui non si erano accorte al solo scopo di confermare il volere del loro compagno.
3) L’uomo diviso. L’uomo diviso ha sempre un buon motivo per risultare poco coinvolto e presente nel rapporto con la compagna. E’ diviso, a seconda dei casi, tra l’amore e la carriera, tra l’amore e la famiglia d’origine, tra la compagna di oggi e la ex tanto amata un tempo, e così via. L’uomo diviso ama poco e riesce sempre a trovare un eccellente giustificazione al proprio disimpegno.
La sua afflizione risulta talmente persuasiva che la compagna dell’uomo diviso finisce non solo per scusarlo, ma addirittura diventa sua confidente e complice. Mentre lui si occupa, a seconda del caso, del lavoro, della mamma, dell’ex, ecc., la sua donna rimane a casa ad aspettarlo, espleta faccende importati al suo posto o addirittura lo affianca come una sorella o una suora laica per sostenerlo nella sua fondamentale missione. Quando poi la compagna chiede all’uomo diviso amore e attenzioni, egli reagisce mostrando sconforto e abbattimento, si lamenta di essere incompreso e accusa la partner di egoismo e superficialità.
Nelle coppie più disfunzionali, quelle in cui quest’uomo che ama poco ama sostare il più a lungo possibile, può facilmente innescarsi una reazioni di fastidio, insofferenza e biasimo verso la donna che chiede di essere amata. Quando si sente sufficientemente sicuro del suo potere, l’uomo diviso arriva tranquillamente a redarguire con veemenza la partner e a ridicolizzare le sue richieste di intimità e di condivisione.
L’aspetto più interessante di questo tipo di schema, è che la parte per via della quale quest’uomo è scisso, quella a cui dedica tutto il suo tempo e le sue energie è inesorabilmente un’area in cui egli colleziona frustrazioni e fallimenti continui. Per esempio, se parliamo di un uomo diviso che si è consacrato al lavoro, parliamo anche di uno che a lavoro, malgrado tutto, non è più brillante di altri (spesso lo è meno). Oppure, se l’uomo diviso è tutto sbilanciato verso i guai della famiglia di origine, vedremo che il suo iper-coinvolgimento in quelle questioni non ha portato negli anni a miglioramenti significative, anzi…
La frustrazione prodotta da questo genere di comportamenti è massima, perché tende a bloccare la donna in una rete di rinunce e di sensi di colpa e a tramutarla in una Penelope tragica e solitaria.
4) L’eterosessuale omo-affettivo. L’eterosessuale omo-affettivo è l’uomo che, pur avendo una condotta sessuale di tipo esclusivamente eterosessuale, si comporta come se fosse innamorato di un amico, col quale tende a passare la maggior parte del tempo e a condividere attività e interessi in modo esclusivo. Superato un primo periodo di tiepido coinvolgimento con la partner designata, l’eterosessuale omo-affettivo si dedica il più possibile all’amico del suo stesso sesso, riducendo proporzionalmente il proprio impegno verso la coppia. Immaturo, scrupoloso nella cura di sé, spesso attraente, sportivo e di successo quest’uomo ama davvero poco, pochissimo. Persino con l’amico prescelto ha un atteggiamento competitivo e virile, gli unici contatti fisici col vero oggetto della sua affettività sono per lo più simulazioni di lotta e scherzi da macho. Con la partner ha rapporti sessuali meccanici, privi di partecipazione, di coinvolgimento e di dolcezza. Altra caratteristica frequente in questa categoria è una certa resistenza a diventare padri, atteggiamento che può anche mutare in aperta opposizione.
L’eterosessuale omo-affettivo sembra non accorgersi della situazione. Malgrado la compagna lo rimproveri adducendo continue prove che ne dimostrano la distratta partecipazione alla coppia, questa tipologia di uomo rimanda con sincero stupore ogni accusa al mittente, dicendosi completamente innamorato e affermando di non capire in nessun modo l’atteggiamento della donna. Non lascia mai la compagna, rimane ostinatamente nella relazione e infatti viene al limite lasciato, con grande dolore da donne consumate dalla sua incredibile condotta. Certi eterosessuali omoaffettivi, anche se raramente, riescono a formare vere e proprie coppie inossidabili tra di loro; coppie che resistono alle fidanzate dell’uno eo dell’altro, rapporti d’amore senza sesso che possono essere soggetti a gelosie, sofferenze e inquietudini tipiche dei primi innamoramenti adolescenziali. L’interesse sessuale viene comunque e sempre canalizzato su persone del sesso opposto. La descrizione fin qui data potrebbe far pensare alla figura del single impenitente e sciupafemmine, che vaga tra molte donne senza mai fermarsi. Invece, gli eterosessuali omo-affettivi tendono a scegliere una sola compagna per lunghi anni, che a volte sposano (e dalla quale non vogliono figli). L’unione sarà per tutti, in apparenza, perfetta: solo la compagna saprà davvero cosa voglia dire vivere la frustrazione del rapporto con un uomo che propone una relazione affettivamente arida e angosciante, imperniata sul sesso praticato in modo quasi pornografico, gelido, vuoto.
5) L’indifferente sessuale. L’indifferente sessuale manifesta le sue strategie solo quando sente di trovarsi in una relazione stabile, spesso appena prima del matrimonio e ancora più di frequente poco tempo dopo l’inizio della convivenza, o le nozze. Tuttavia, questi uomini che amano poco danno segni della propria inadeguatezza ben chiari dal primo momento: sono poco fantasiosi e flessibili a letto, si stancano presto, hanno comportamenti ripetitivi e creano abitudini (anche non di natura sessuale) che facilmente superano il limite della noia e della frustrazione (della compagna). Le partners che li scelgono, alla fine dei conti sono loro complici e spesso esse stesse hanno difficoltà nella sfera affettiva e sessuale che “coprono” coniugandosi con questo tipo di uomo.
Rapporti meccanici, sovente brevi, atteggiamenti evitanti, emicranie e alibi vari sono compensati da un atteggiamento costante dolce e premuroso, fatto di coccole, abbracci e attenzioni assortite. L’indifferente sessuale rifiuta di riconoscere il problema di coppia e propone molto spesso di risolverlo attraverso la negazione: così propone alla compagna di agire come se la situazione fosse del tutto normale e sostiene senza batter ciglio che è del tutto normale non avere rapporti. Il livello di frustrazione a cui questi uomini conducono le donne è devastante. Esse finiscono per credersi brutte, vecchie e grasse. A volte, cercano di migliorarsi sottoponendosi a diete e cambiando look, ma il maritofidanzato nemmeno lo nota e, se lo nota, le rimprovera per i soldi spesi per niente liquidando i centinaia di euro e gli sforzi profusi con un incredibile: “Cara, mi piaci come sei!”. Il passo verso il labirinto della depressione e dell’angoscia è breve: ma colpisce sempre le donne, mai l’uomo non sessuale che ama poco, lui non intende certo cambiare l’equilibrio pressoché perfetto che ha trovato: una donna che gli permette di occultare difficoltà affettive, una donna che attraverso la sua stessa presenza gli conferisce una “normalità” che egli propugna, rivendica ad ogni istante, ma a cui, segretamente, sente di non appartenere.
6) L’omosessuale irrisolto. Spesso si muove sotto le mentite spoglie del “bisex” ma, ben più di frequente “vive” imboscato in chat gay, luoghi di ritrovo per il sesso facile e anonimo tra uomini (stazioni, bagni pubblici, ecc.), questa categoria di uomini che amano poco può riuscire per anni a mentire alla propria compagna, fare dei figli, condurre una vita coniugale quasi ineccepibile. Abile trasformista, manipolatore, furbo e sfacciato nel mentire se le cose si mettono male, questo tipo di uomo rappresenta un pericolo per le donne non solo relativamente alla sfera psicologica, ma anche perché può diventare inconsapevolmente veicolo di contagio ostinato e inarrestabile di malattie veneree, sia alla propria donna che nei confronti degli occasionali partner. Gli atteggiamenti più frequenti in questi maschi sono un “machismo” e maschilismo al limite della parodia, soprattutto quando si confrontano con altri uomini. Capaci di una sessualità gratificante per la partner, la usano come strumento di copertura e di auto-convincimento circa la propria eterosessualità eo nel rapporto con l’ambiente esterno con cui sono spesso perfettamente integrati (amici, colleghi di lavoro, ecc.). Quando vengono scoperti e poi lasciati con grande dolore dalla compagna, in poco tempo ne trovano un’altra, con la quale ripetono un copione simile al precedente con pochi sensi di colpa.
7) Il possessivo distruttivo. A differenza di tutte le altre categorie di uomini che amano poco, i possessivi distrutti sono molto ben noti al grande pubblico perché finiscono facilmente sulle pagine di cronaca nera. Purtroppo però, la gran parte di loro rimane segretamente annidiata nella normalità di mura domestiche e, senza mai prodursi in atti eclatanti, giorno dopo giorno riducono la propria compagna ad uno stato di semi-chiavitù e di dipendenza psicologica. Caratterizzati da una struttura morale rigida,inflessibile, ottengono obbedienza senza ricorrere a strategie particolari. Semplicemente, alternato alla inarrestabile escalation di violenza, momenti di vago calore umano e di affettività. In realtà, ciò che li muove, è il pensiero che la partner sia una sorta di oggetto, un equipaggiamento indispensabile per presentarsi al mondo, un possedimento di cui difendere la proprietà da qualunque insidia, reale o immaginaria. Il vero volto del possessivo distruttivo si mostra quando la compagna, esasperata dalla pressione psicologica e dalla povertà della vita affettiva cerca aiuto. Si scatena un inarrestabile e ossessivo alternarsi di atti di violenza crescente, condotte di controllo (pedinamenti, telefonate, sms, ecc.), smorzati da commuoventi dichiarazioni d’amore e promesse di cambiamento. Purtroppo le vittime tendono a credere a tali promesse e a tornare…

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8 risposte a Libro : Gli uomini amano poco

  • stefano scrive:

    salve, arrivo al suo blog dopo aver digitato “coppia,senso soffocamento, voglia di solidutine”.
    certo trovo nelle testimonianze che lei riporta, tutte al femminile, molti tratti che confermano una mia consapevolezza, quella di essere un narcisista. ho appena concluso la lettura di un libro, di A.lowen, il narcisismo, appunto, nel quale ho potuto,purtroppo, riconoscermi ampiamente. vorrei solo richiamare la sua attenzione sul fatto che io, in quanto narcisista, soffro intimamente per questa incapacita’ di amare, non mi piace affatto, anzi detest, ferire la mia compagna, ma mi ritrovo di punto in bianco a voler scomparire, riprendermi la mia vita, etc etc….quello che mi ha disturbato del suo blog e’ che lei e le donne che le scrivono, tutte siate pronte a dipingere il mostro, il maschio stronzo che non si vuole impegnare. ma tutte queste donne che si rifiutano di capire??!! ma le pare normale dare tutta questa importanza al partner, al punto di permettergli di umiliarle, di sentirsi sminuite ?!ma non sara’ che se uno non ti chiama e’ perche’ non ne ha voglia? ma non e’ che le forme dell’amore “giusto” le state decidendo un po solo voi? grazie, e perdoni lo sfogo.

    • Anna Zanon scrive:

      Caro Stefano, concordo con lei che i miei articoli, anche per esigenze di sintesi, siano stati poco empatici verso il narcisista e che non abbiano illustrato la vita di coppia dal punto di vista del narciso (mi ripropongo di rimediare scrivendo un articolo proprio su questo argomento).
      Sicuramente anche da parte della partner del narcisista esistono delle problematiche ( e l’ultimo articolo del mio blog trattava proprio di questo) e un incapacità a porre dei limiti che contribuisce a rendere il rapporto sbilanciato.
      Nelle mie risposte che sono ovviamente brevi e poco approfondite per ovvie ragioni non posso analizzare tutti gli aspetti della questione..

    • Ortensia scrive:

      Caro Stefano,
      Da puro narciso attribuisce ancora una volta la responsabilita all’esterno: alle donne che non capiscono che l’uomo che non chiama non vuole stare con loro e quindi all’incapacita’ di porre dei limiti.
      Peccato che la settimana prima aveva detto l’esatto contrario.
      La verita’ e’ che noi donne se stiamo male prendiamo dei provvedimenti e ci “curiamo”, ma voi NO
      Auguro alle donne che sono state con un uomo cosi, di riassaporare la liberta’ e a Voi tutti uomini narcisi auguro 2 cose: SOLITUDINE E VECCHIAIA. Un caro saluto nella speranza di non incontrarci mai. Ortensia

  • Molly scrive:

    Anche le donne che scelgono uno (o più) narcisi hanno delle problematiche, legate a un’autostima carente e un desiderio di essere amate in modo bisognoso e dunque favorente la dipendenza. Perlomeno di questo mi sono accorta in me stessa. Ma ho avuto anche e principalmente relazioni normali nella mia vita: i narcisi sono arrivati in momenti della mia vita difficili, nei quali dunque ero fragile e manipolabile: le mie problematiche, fino ad allora silenti, hanno deflagrato proprio in quelle due relazioni, una dopo l’altra.
    Dunque inviterei i narcisi che si chiedono come mai queste sciocche donne si mettono con loro o non capiscono come mai le poverette chiedono insistentemente ciò che DOVREBBE essere naturale in una relazione (supporto, fiducia, sostegno in situazioni difficili, e più semplicemente amore) perché se tanto vi infastidiscono le loro richieste non le lasciate stare anziché torturarle? Cercatevi il vostro corrispettivo femminile e vedrete che il disimpegno sarà reciproco proprio come desiderate.
    Ma naturalmente è sempre più facile dar le colpe all’altro, quell’altro che finisce per andare in terapia perché, a differenza vostra, fa un po’ di AUTOCRITICA.
    Ma la sofferenza che provate (e ne provate molta, ne fate il vostro cavallo di battaglia, ci ammaliate con quella) non è sufficiente per rivolgervi a uno specialista?

  • Enrico scrive:

    Concordo con Stefan. I testi e i blog che trattano dell’argomento narcisismo affettivo sono quasi tutti rivolti a difendere la parte più debole,la vittima,generalmente donna. Ma anche io,narcisista quasi consapevole, non trovo non dico l’attenzione ma almeno una volontà di capire perché quelli come me si comportano in maniera così egoistica. Si preferisce dipingere un mostro e uno stronzo da cui stare alla larga e fuggire a gambe levate,il che può essere comprensibile, senza tuttavia offrire una prospettiva di cura anche per queste persone,che come il sottoscritto sanno benissimo di fare del male.

    • Anna Zanon scrive:

      Ha perfettamente ragione, è una lacuna importante della psicologia professionale. Purtroppo i narcisi in genere non sentono il bisogno di andare in terapia, quindi mancano degli studi e delle ricerche sull’argomento che prescindano dall’esperienza personale del terapeuta con pochi pazienti.

    • cristiana scrive:

      ciao Enrico!
      Sono parzialmente d’accordo con te. Se una donna si trova di fronte ad un uomo che alterna momenti di grande entusiasmo a silenzi assoluti, attimi di condivisione a giorni di distacco, interesse a disprezzo… può rivolgersi al web e trovare qualche spunto di riflessione. Per voi è più difficile, ma non impossibile. Da quando credo di essere sul sentiero giusto per interpretare alcuni comportamenti, ho trovato molte risorse fra cui questa, preziosissima.
      Sono certa che anche il narcisista soffra. Lo so perché credo di averlo visto. E sono anche sicura che ci siano momenti in cui il narcisista sia più disponibile ad aprirsi… il problema è che io, come la maggior parte delle persone comuni, non sono in grado di prestare alcun aiuto.
      Credo che la donna che rimane invischiata in una relazione con un narcisista abbia dei gravi problemi psicologici lei stessa. La mancanza di autostima, il bisogno di essere riconosciuta… o magari semplicemente necessità di essere amata e desiderata… che poi sono cose molto simili. Per esempio a me è capitato di essere coinvolta da un narciso subito dopo la separazione, in un momento difficile della mia vita. la fase di rabbia e sofferenza è stata lunga, ma all’inizio della relazione ho anche provato fortissime e bellissime emozioni. Inoltre il narciso mi ha fatto sentire donna come mai il mio compagno decennale. Ora la rabbia è finita, credo di aver intuito la sua natura e sento sincero affetto e pena per lui. Vorrei tanto poterlo aiutare perché vedo che comincia ad aprirsi, a dirmi cose di sé e perché ha avuto un episodio clinico grave in cui la sofferenza è stata somatizzata, ma se non ammette di avere un problema non c’è niente da fare…. posso segnalargli questo blog e per quanto riguarda me, devo stargli lontana perché non c’è nulla di sano che possiamo darci. Nessuno dei due infatti è sano. Lui è un narcisista e io temo di avere tratti masochistici. Una combinazione micidiale!
      In conclusione se dallo psicologo ci andassimo prima, care amiche, con noi i narcisi non avrebbero chances. non so voi ma io comincio la prossima settimana. Ciao a tutte/i

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