Quando la fabbrica della rimozione genera mostri
Ci si chiede se le innumerevoli forme che assume la violenza umana (criminalità, ingiustizia sociale, intolleranza, razzismo, guerra, ecc.) siano inevitabili, siano mali senza rimedio a cui bisogna rassegnarsi. Domanda alla quale un numero cospicuo di studiosi ha risposto dicendo che nella specie umana vi sono concrete possibilità di controllare l'aggressività e quindi di diminuire la violenza che ne deriva e che il primo passo verso un modo radicalmente nuovo di concepire i rapporti umani consiste nel capire la natura dell'aggressività.
La psicopatologia è come un campo profughi. Una terra di mezzo che accoglie le manifestazioni "deliranti" dell'umano. Delirare , alla lettera, significa "uscire dal solco". In psicanalisi un sentimento come il moralismo è fuorviante. Gli atti inconsulti, così come le anomalie e le manifestazioni patologiche, devono essere ascoltati, per poter poi essere, più che classificati, diagnosticati. Questo quantomeno è l'atteggiamento medico e scientifico necessario per ricondurre le manifestazioni dell'umano a una comprensione.
Un problema che da secoli interessa gli esperti è la relazione tra criminologia e psicopatologia. Sono tanti gli episodi di aggressività omicida che ci vengono proposti dai media ogni giorno. La distinzione fondamentale è a partire dalla gratuità dell'atto violento. Se un atto è commesso sostenuto da una motivazione, anche se delirante, il soggetto non è un delinquente gratuito. Si pensi all'assassino minorenne del parroco Santoro, per cui si è subito impiegato, con furbizia e sprezzo del ridicolo, il pretesto delle vignette.
Troppo spesso si dimentica che la violenza è contagiosa, che un clima di odio può avere sulle menti più labili una forte influenza e spingerle a un'azione che altrimenti non compirebbero. Il vero assassino è quindi il mandante e il sobillatore, il manovratore occulto. Ci sono uomini che psichicamente sono paragonabili a burattini infatti. Pensiamo ai kamikaze. In questo senso la violenza degli ultra negli stadi va monitorata.
La professione e propaganda dell'odio crea delinquenti, ma anche la condanna moralista, senza comprensione alcuna di ciò che questi "reietti" rappresentano. Si distingua allora tra parole e atti. Illuminante la sintesi di Freud in proposito: "Il primo uomo che invece di un sasso lanciò un insulto fu il fondatore della civiltà".
Benvenuti i cori di insulti e anche gli striscioni, se servono a comprendere quanta aggressività contengono le curve.
Perché poi gli ultra si rifanno a ideologie rimosse e rinnegate?
Chi sono questi minorenni e giovani che perlopiù inconsapevolmente inneggiano a dottrine e a figure "spietate" e "sanguinarie" e soprattutto "bandite", "rimosse"? Oltre ai poliziotti il ministro Pisanu (insieme al ministro Storace) dovrebbe mandare gli antropologi e gli psicologi nelle curve, per capire come la fabbrica della rimozione e dell'ignoranza genera mostri.
Di Dott.ssa Jacopa Stinchelli
Fonte: http://canali.libero.it