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Dietro al disagio infantile si nasconde quello dei genitori

Quante sono le mamme depresse?
Un numero notevole volendo attenerci ai casi evidenziati dalla cronaca. Ma soffermiamoci sulla cosiddetta depressione postpartum che non va confusa con lo stress postraumatico, di cui soffrono alcune mamme dopo un parto difficile, anche se entrambe le patologie si possono presentare contemporaneamente.

Il termine "depressione postpartum" si riferisce a episodi depressivi successivi al parto. Questi si possono verificare dopo la nascita di un bambino, non necessariamente il primo, o anche dopo un aborto spontaneo o l'interruzione di una gravidanza. E' vero che dopo aver messo al mondo un bebé molte donne attraversano il cosiddetto "baby blue", caratterizzato da malinconia, ansia, irritabilità, cambiamenti di umore e stanchezza. Sono altetrazioni però di breve durata che si risolvono da sé in una decina di giorni senza intervento medico.

Tuttavia l'Ordine Americano degli Ostetrici e dei Ginecologi calcola che in 1 puerpera su 10 queste sensazioni si aggravano e perdurano dopo i primi giorni. Possono perfino presentarsi diversi mesi dopo il parto. Ed allora potrebbe trattarsi di vera e propria depressione postpartum, in cui i sentimenti di tristezza, ansia o disperazione sono così intensi che la nuova mamma non riesce a far fronte alle incombenze quotidiane.

Inoltre da 1 a 3 nuove mamme su 1.000 soffrono di una forma di depressione ancora più grave detta psicosi postpartum, soffrono cioè di allucinazioni che spesso portano a nuocere a sé o al bambino. Quest'ultima patologia richiede immediate cure mediche.

Va detto che non esiste una singola causa ben definita della depressione postpartum. Sembra che vi siano implicati fattori sia fisici che emotivi.

Un fattore fisico potrebbe essere che nelle prime 24-48 ore dopo il parto i livelli di estrogeno e progesterone calano sensibilmente, risultando più bassi di prima del concepimento e creando un brusco cambiamento delle funzioni fisiologiche dell'organismo. Ciò può causare depressione, più o meno come prima dei cicli mestruali si verificano tensione e cambiamenti di umore.

Dopo il parto potrebbe calare anche il livello degli ormoni prodotti dalla tiroide, provocando sintomi simili a quelli della depressione. Per questi motivi i ricercatori tendono a definire la depressione postpartum un "disturbo ormonale e biochimico".

È interessante che un bollettino medico avanza l'ipotesi che la depressione postpartum possa essere causata da uno squilibrio nutrizionale, forse da una carenza di vitamine del complesso B.

La stanchezza e la mancanza di sonno hanno pure un ruolo importante.

Il dott. Steven I. Altchuler, psichiatra presso la Mayo Clinic del Minnesota (USA), dice: "Nel periodo immediatamente successivo al parto, la mancanza di forze e l'impossibilità di dormire possono far sembrare molto più grossi dei problemi insignificanti. Alcune donne potrebbero sentirsi frustrate constatando di non riuscire a fare le cose che prima del parto facevano senza difficoltà, senza ?baby blue' e dormendo tutta la notte".

Fattori emotivi come una gravidanza non prevista, un parto prematuro, la perdita della libertà, la preoccupazione per il proprio aspetto fisico e la mancanza di un sostegno possono pure accrescere la depressione.

Inoltre diversi luoghi comuni sull'essere mamma possono contribuire a far sentire depressa una donna e a indurla a pensare di essere un fallimento. Questi includono l'idea che i doveri della maternità siano istintivi, che il legame affettivo dovrebbe essere immediato, che il neonato sarà perfetto e mai nervoso e che la nuova mamma dovrebbe essere perfetta. In realtà le cose non stanno così.

I doveri della maternità si devono imparare, il legame affettivo spesso richiede tempo, alcuni bambini sono più facili da accudire di altri e nessuna madre è perfetta o è una "supermamma". Comunque se la depressione post partum non viene curata può provocare una depressione a lungo termine e difficoltà a stabilire un legame affettivo con il neonato.

Cosa si può fare?
Soltanto tener duro?

È confortante sapere che la depressione postpartum è temporanea e si può curare. Il riposo e il sostegno della famiglia potrebbero essere sufficienti per i sintomi lievi, ma se la depressione vi impedisce di svolgere le vostre attività dovete rivolgervi al medico.

Comunque ci sono cose che si possono fare personalmente, fra cui mangiare cibi nutrienti (includendo frutta, verdura e cereali integrali), evitare caffeina, alcolici e zucchero, fare esercizio fisico con moderazione e fare un pisolino mentre il bambino dorme.

Il riposo è fondamentale. Bisogna assolutamente che le madri escano da questi tunnel perché la depressione può influire negativamente sui figli e sul marito.

Pubblichiamo a proposito del disagio infantile causato molte volte dalla depressione materna uno scritto della dott. Jacopa Stinchelli

Di Genitore In Figlio: Il Bambino-Sintomo

Sull'ultimo numero del Journal of the American Medical Association uno studio condotto da Myrna Weissman, professore di psichiatria ed epidemiologia alla Columbia University di New York, tratta della depressione materna.

I risultati dicono che se viene affrontata e curata con successo, essa non ricade sui figli. Se invece si trascina e non è fatta oggetto di un intervento efficace, sussiste un elevato rischio che essa si trasferisca sui figli, femmine o maschi che siano.

Il messaggio di questo studio è stato subito accolto dai medici: secondo Eva Ritvo, psichiatra dell' University of Miami, si deve " essere aggressivi nel riconoscere , diagnosticare e curare la depressione e bisogna essere consapevoli del fatto che possa estendersi ad altri membri della famiglia". Da un punto di vista psicanalitico c'è molto da dire sulla depressione (che va distinta dalla melanconia psicotica).

Abbiamo detto numerose volte che gli psicofarmaci non sono la soluzione. La consapevolezza del male è tra le prime soluzioni come anche il desiderio di interrogarne le cause psichiche. Un intervento tempestivo, in giovane età, sui conflitti inconsci e le difficili elaborazioni del lutto e della propria sessualità, che sono il più delle volte alla radice del male oscuro, può significare una fondamentale maturazione del soggetto.

Una maturità che lo accompagnerà attraverso tutte le vicissitudini della vita, anche quelle più atroci. Nel caso di molte madri, l'intervento tempestivo può avere una benefica ripercussione sui figli, dice lo studio. Questa è l'occasione per ripensare tante diagnosi di depressioni infantili e adolescenziali.

In questi casi guardiamo innanzitutto ai genitori, al padre oltre che alla madre, e vediamo se c'è la possibilità che diventino consapevoli del loro male, affinché non ne debbano soffrire i figli. Si ricordi che mentre un bambino è ancora duttile, come lo è ancora un adolescente, con una spinta vitale forte a divincolarsi dal sintomo psicopatologico, nell'adulto il sintomo si è già cristallizzato in parte, indurito.

Il nucleo più coriaceo del disagio del figlio è nei genitori. In analisi si parla spesso di bambino-sintomo. Uno strano legame lega infatti genitori e figli, aldilà della biologia, della genetica e dell'affetto. Un legame linguistico di identificazione.

Fonte: http://canali.libero.it