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Notizie    Patologie e cure    Dici troppe parolacce? E' la sindrome di Mozart

Psichiatri a convegno: non sempre un linguaggio scurrile nasconde la maleducazione

«Cacca». E giù a ridere. «Cacca, pipì, cacca». E avanti a ridere ancora di più. Son ragazzi, direbbe Ezio Greggio. Ed è vero. La maggior parte sono addirittura bambini, dispettosi e in cerca di un'educazione. Ma non sempre: potrebbero avere un disturbo della personalità e, chissà, magari anche essere dei piccoli geni in fieri.

Non soltanto di parolacce si è parlato per due giorni al settimo Congresso nazionale di Gidoc, Gruppo Italiano disturbi ossessivo-compulsivi, presidente il professor Luigi Ravizza, già direttore della Clinica Psichiatrica dell'Università di Torino. Seminario intenso e minuzioso, che ha però scomodato - accanto ai nostri figlioli malparlanti - personaggi come Dostoevskij e Mozart.

Il disturbo ossessivo-compulsivo non è uno scherzo, è una zavorra per la vita: rituali ripetuti senza sosta (dal ricontrollare tre volte le finestre al rientrare in casa per rivedere le chiavette del gas), dai più svariati tic alla ripetizione continua di parole o frasi.

Il professor Francesco Monaco, direttore della Clinica Neurologica dell'Università Avogadro di Novara, ha tirato in ballo Dostoevskij a proposito di certi disturbi ossessivi legati all'epilessia del lobo temporale. Nessuna diagnosi post mortem, certo, ma molti interrogativi su una presunta epilessia (così tragicamente d'attualità in questi giorni) e l'impulso irrefrenabile al gioco dello scrittore. Allora esiste anche un nesso con il talento artistico? con l'autobiografia di un giocatore compulsivo?

E nell'arte si rimane con Mozart. Andrea Cavanna, assistente di Monaco a Novara, ha studiato a Londra per un anno un disturbo particolare, la sindrome di Gilles de Tourette, che di certo aveva colpito Wolfgang Amadeus Mozart, del quale si celebra quest'anno il 250° anniversario della nascita. Cavanna ha mostrato degli appunti su una partitura che stanno fra il gioco e il maniacale: allegro, non troppo, un po' più alto, non eccessivamente. Ma anche una lettera alla cugina nella quale, senza che vi fossero motivi di astio per la donna, compare una sequenza di termini «scatologici» interminabile: escrementi e affini ovunque.

Quando il neurologo Francese Gilles de la Tourette scoprì questo disturbo neurologico era fine Ottocento. Non era facile, allora, distinguere tra maleducazione e disturbo della mente. All'inizio si pensò a un problema psicologico, oggi si pensa invece a un problema biologico, che ha origine da dimensioni e funzionalità dei gangli della base del cervello. E oggi c'è una persona su cento che soffre di questo problema - pesante per la vita scolastica, sociale, lavorativa - che pure è individuabile entro i diciotto anni.

A suo tempo, in Francia, fece scalpore la Marchesa Dampierre, detta «la bestemmiatrice», che riempiva le feste di tic e oscenità. La sindrome di Tourette è tale, dicono gli specialisti, se comprende almeno uno o due tic, cui a volte si aggiungono la coprolalia (il parlare di escrementi) o la coprografia (scriverne) come nel caso di Mozart. I tic sono per primi quelli delle palpebre, poi una serie di segnali facciali: aggrottare la fronte, tirare labbro e guancia da una parte, smorfie d'ogni genere. E gesti diversi: aggiustarsi continuamente la giacca, tamburellare le dita, schiarirsi la voce senza sosta con colpi di tosse non spontanei.

Talora si aggiunge il linguaggio. Spiega il dottor Cavanna: «Il bambino che spara parolacce perché contrariato lo fa per una ragione. Ma quello che, insieme con i tic, continua a manifestare un linguaggio "sporco" senza ragione, inappropriato per la situazione, è da esaminare». Il professor Monaco: «Non medicalizziamo tutti i comportamenti, però riflettiamo su un disturbo che può diventare una grave sofferenza e un limite sociale». Cavanna: «A volte il dubbio porta a una tranquillità per il futuro». E si può dire «cacca» e sorridere anche da grandi.

Il caso Simpson

«Che diavolo fai Bart? Smetti- la». E lui giù ad agitarsi e a dire parolacce d'ogni sorta. L'insegnante: «Hai finito Bart Simpson?». Niente da fare. «Ma perché ti comporti così?». Risposta: io sono un Tourette.

In Italia siamo forse poco abituati a questo disturbo, fatto di tic cui si può aggiun- gere il pronunciare continua- mente parolacce, soprattutto scatologiche. Ma è interessan- te, dicono il professor Monaco e il dottor Cavanna, «questo ingresso nei cartoni animati di una patologia sconosciuta ai più. E' un segnale di come altrove si riesca a "socializza- re" un problema che di fatto è medico».

Di Marco Neirotti
Fonte:
http://www.lastampa.it