Negli Usa un programma televisivo, ''Who's Your Daddy'', mette in gara otto uomini, ciascuno dei quali deve convincere la madre di un figlio adottivo che il padre reale è lui
Non ci sono più limiti alla fantasia nei reality show. Negli Usa un programma televisivo, ''Who's Your Daddy'', mette in gara otto uomini, ciascuno dei quali deve convincere la madre di un figlio adottivo che il padre reale è lui. In palio ci sono 100.000 dollari per la donna che indovina oppure per il padre fasullo ma che è stato convincente. I produttori dello show, in onda su Fox TV, difendono il programma sostenendo che esso ha contribuito a riunire circa 36 genitori con i propri bambini e che la gente non partecipa per i soldi.
In Italia il dibattito sui reality show ruota soprattutto attorno al desiderio di chi vi assiste di diventare famoso trovando in questo e nell'apparire bello e vincente attraverso lo show la via per il successo.
Il fenomeno ha talmente preso piede a causa del successo delle trasmissioni televisive che hanno cominciato ad occuparsene psicologi e neurologi.
La conclusione che questi hanno tratto è che il reality show fa male alla psiche e al corpo, soprattutto dei giovani e giovanissimi, per l'impatto emotivo che ha su di loro.
Ne ha parlato il neurologo Rosario Sorrentino, membro dell'Accademia Americana di Neurologia, in una conferenza stampa sulla "Nuova solitudine" che si e' tenuta oggi a Roma con la partecipazione dell'antropologa Cecilia Gatto Trocchi, docente all'universita' di Roma III.
Secondo Sorrentino i giovani sono soggetti alla sindrome dell'isola dei non famosi i cui sintomi sono forte senso di insicurezza, ridotta autostima, cambiamenti di umore e dei comportamenti alimentari, fino all'anoressia o alla bulimia, a causa del mito della magrezza, e poi, ancora, ansia, depressione, aggressivita' e abuso di alcol e droghe.
Per i ragazzi i modelli di popolarità sono i personaggi televisivi, miti di magrezza e bellezza. Modelli che pur essendo banali ed esponenti di una 'tv trash' sono comunque irraggiungibili, e sono in grado di 'creare' una generazione di giovani frustrati e delusi perché estromessi da quella che è ormai considerata la ''vita vera'', quella vissuta dai personaggi televisivi.
Fonte: http://www.affaroni.net