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Notizie    Farmaci    Pubblicità sui farmaci e riflesso pavloviano

Perché un trattamento farmacologico sia più efficace, è fondamentale "farsi convincere" che è il migliore possibile

Nella vita per ottenere un risultato l'importante è essere convinti... oppure farsi convincere. Così, perché un trattamento farmacologico sia più efficace, è fondamentale "farsi convincere" che è il migliore possibile. Per questo la pubblicità sui farmaci potrebbe essere utile ai pazienti, garantirebbe un ottimo effetto placebo. Delirio? Affatto: è il risultato a cui sono giunti Elizabeth Almasi e Randall Stafford, della Stanford University. La convinzione del paziente in cura di migliorare a prescindere dalla reale efficienza del farmaco assunto, in altri termini l'effetto placebo, è paragonabile alla convinzione che un detersivo renda più bianco il bucato di un altro perché lo dice la tv.

Dell'importanza della pubblicità dei farmaci, oggi permessa solo negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda, si parla in un interessante articolo pubblicato sulla rivista open access Plos Medicine in occasione dell'annuncio che i neozelandesi stanno pensando di mettere al bando questo tipo di pubblicità.

Il dibattito. I medici di Stanford, per spiegare più accuratamente l'affermazione sull'effetto placebo della pubblicità, hanno citato il "riflesso condizionato" di pavloviana memoria: se si associa all'assunzione di un farmaco una sensazione di benessere o un'immagine (pubblicitaria) positiva, la sensazione dell'efficacia del farmaco aumenta. Concorde alla pubblicità dei farmaci è anche Richard Kravitz, autore di un recente studio sul tema, anche se con qualche distinguo.

Secondo Kravitz è importante promuovere l'uso di medicinali salvavita e al tempo stesso non applicare a questo tipo di mercato, che riguarda la salute dei cittadini, le regole del marketing. Sarebbe necessario regolamentare la materia in modo da poter proteggere il cittadino dalla pubblicità ingannevole.

A questo tipo di approccio ribatte a muso duro Peter Mansfield, direttore dell'associazione Healthy Skepticism, secondo cui  la pubblicità è spesso legata al lancio di nuovi farmaci che vengono acclamanti come risolutori e di ultima generazione (assonanza preoccupante con videogiochi o telefonini); questi stessi farmaci sono i più pericolosi perché su di essi non è stata fatta alcuna valutazione post-marketing. Ma del resto è il marketing che interessa non il post. "Si tratta, infine, di una pubblicità che, in quanto tale, mira a persuadere piuttosto che informare. Per questo andrebbe sostituita con campagne imparziali, adeguatamente sostenute da un fondo di salute pubblica", conclude Mansfield.

Di Emanuela Grasso
A cura del Pensiero Scientifico Editore
Fonte: http://it.news.yahoo.com