Lo sostiene il Prof. Sergio Chimenti, direttore della clinica dermatologica dell'università degli studi di Tor Vergata a Roma
Almeno il 10% dei pazienti affetti da psoriasi ha pensato almeno una volta al suicidio. Conseguenza più o meno diretta della discriminazione evidente o strisciante che ancora esiste, in Italia come altrove, nei confronti di chi soffre di questa malattia. A mettere l'accento sulle implicazioni psicologiche della psoriasi è Sergio Chimenti, direttore della clinica dermatologica dell'università degli studi di Tor Vergata a Roma. Lo specialista è intervenuto questa mattina nelal capitale alla presentazione della campagna di informazione In viaggio per conoscere la psoriasi che partirà domani e che porterà in giro un camper per 11 città della penisola.
Ma non solo: secondo alcune indagini tra i malati, il 20% ha dichiarato di sentirsi escluso per via della propria condizione. La gran parte, circa il 75% prova a nascondere alla vista le chiazze tipiche della malattia e il 35% dei pazienti vede seriamente compromessa anche la vita di relazione con un eventuale partner. Infine il 54% si dichiara depresso. E invece - riprende Chimenti - la psoriasi è una malattia cronica come il diabete o lipertensione. E non è contagiosa, dunque si può tranquillamente stringere una mano o abbracciare una persona senza temere nulla.
Con la bella stagione e la necessità di scoprirsi per il caldo, invece, i problemi aumentano. Molti malati - spiega Mara Maccarone presidente dellAssociazione per la difesa degli psoriasici (Adipso) - evitano di andare in palestra o in piscina per evitare sguardi diffidenti. E tanti bandiscono il mare dalle vacanze per evitare leffetto deserto intorno a loro. Io ci rido sù dicendo che in questo modo si trova sempre posto dove mettere lasciugamano. Ma molti malati non sono altrettanto capaci di fare ironia.
Fonte: http://it.news.yahoo.com