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Notizie    Scoperte scientifiche    Onde magnetiche per combattere la depressione

In Svizzera il 5% circa della popolazione è affetto da depressione clinica. Il 20% attraversa uno stato depressivo più o meno grave nel corso della vita.

 La stimolazione magnetica transcraniale (SMT), sperimentata anche a Ginevra, è utilizzata per il trattamento dei casi più gravi di depressione, resistenti ai farmaci.

In Svizzera è impressionante il numero dei suicidi, circa 1'400 l'anno, spesso legati alla depressione, che mettono la ricca Confederazione ai primi posti nelle classifiche mondiali.
I rimedi farmacologici contro la depressione, tipo Prozac, e la psicoterapia, non sempre si rivelano efficaci. Ora un trattamento sperimentale, utilizzato anche a Ginevra dal 2003, permette di stimolare le zone responsabili del cambiamento d'umore facendo spesso uscire il paziente dalla fase più acuta.
All'ospedale universitario di Ginevra, i 30 pazienti sottoposti a stimolazione magnetica transcraniale (SMT) sono stati scelti proprio a causa della loro forte resistenza ai trattamenti classici.

«La metà di loro ha risposto bene alla terapia alternativa ed è rimasta in una fase stabile per alcuni mesi», spiega il Dottor Rachid Fady responsabile insieme al Dottor Jean Golaz, del programma di Ginevra.

Rimborsata dalle casse malati in Canada e Israele
Ancora in fase sperimentale in Svizzera, in Canada e in Israele la SMT viene già riconosciuta e rimborsata dall'assicurazione malattia.

Questa tecnica, che consiste nello stimolare la corteccia cerebrale con un apparecchio ad impulsi magnetici, viene utilizzata anche in Spagna (uno dei paesi pionieri), Stati Uniti, Francia, Germania, Inghilterra, Austria, Finlandia e Australia.
La SMT trova ulteriori applicazioni in neurologia, nel trattamento del morbo di Parkinson, della scelorosi multipla, dell'epilessia, e dei dolori cronici.

Una scelta in più
«In Francia la SMT viene già utilizzata in alternativa ai farmaci, anche su pazienti che rispondono bene alla terapia farmacologica, è bene avere più scelte possibili», spiega Rachid Fady.
«È proprio in questo ambito che immaginiamo il futuro di questa terapia, ma non pensiamo che arriverà mai a sostituire completamente i medicinali».
Anche perché la potente industria farmaceutica non si lascerà scappare i depressi tanto facilmente. Ipocondriaci e depressi sono «buoni clienti», che consumano molte medicine per lunghi periodi.

Migliorare le facoltà intellettuali?
Con la SMT vengono attivate alcune zone cerebrali. Qualcuno ha dunque pensato che la stimolazione magnetica, al di là delle sue applicazioni terapeutiche, potrebbe servire anche per migliorare le facoltà cerebrali, creando un supercervello capace ad esempio di fare complicati calcoli aritmetici o di imparare a disegnare senza sforzo.
«In Australia sono state fatte effettivamente delle ricerche di questo tipo e alcuni articoli sono apparsi negli Stati Uniti. Una cosa poco consigliabile, secondo noi, un po' folkloristica e forse anche pericolosa», sottolinea Jean Golaz.

Con quali campi magnetici conviviamo
La prudenza sembra d'obbligo quando si parla di campi magnetici, una nozione che conosciamo poco e che fa ancora paura.
«Quelle che utilizziamo per la SMT, sono frequenze molto più elevate di quelle dei cellulari o dei forni a microonde, ma vengono applicate al cervello dei pazienti in modo molto localizzato e selettivo. Si tratta di irradiare un cono di qualche centimetro cubo sotto il cranio. Spiega il Dottor Golaz.

«Tutti quanti, come abitanti della Terra, siamo sottoposti a campi magnetici. Si sa che vi sono ad esempio delle regioni più perturbate, come quelle vulcaniche», prosegue il Dottor Golaz.
«Da quando esiste la risonanza magnetica, aggiunge il Dottor Fady, sono stati fatti milioni di esami in tutto il mondo. Ebbene si sono avuti solo 7 decessi in totale a causa di cattive manipolazioni. Si trattava di persone che non avrebbero dovuto sottoporsi a questo tipo di esame, perché avevano ad esempio oggetti metallici nel cervello, in seguito ad operazioni chirurgiche».

La SMT utilizza un campo magnetico che è molto simile a quello della risonanza magnetica, molto forte, ma molto meno rapido di quello dei cellulari.
«Non bruciamo certo il cervello, che deve essere anzi intatto per poter rispondere alla terapia, ma gli diamo la capacità di sbloccarsi».

Di Raffaella Rossello
Fonte: http://www.swissinfo.org