La prepotenza subita in ufficio
C'è chi definisce il "mobbing" fenomeno, tipico dei giorni nostri, caratterizzato dai disturbi da disadattamento lavorativo. Detto così lavoratori e addetti ai lavori si arrabbierebbero. Eppure sul mobbing è difficile fare chiarezza. Viene inteso in tantissimi modi, di cui il più generalista è "stress subito sul luogo di lavoro". Si parla allora di cosa provoca più di che cosa è.
Che è un pò come dire, valutare il danno quando è fatto. Ufficialmente da noi è nato con la prima sentenza sul mobbing emessa dal Tribunale di Torino nel '99. I settori più colpiti, la scuola, l'industria e la sanità. Negli ultimi 10 anni università e ospedali, hanno dedicato ambulatori, cliniche ed istituti al mobbing. Non c'è Regione che non abbia consolidato in una legge il suo "Osservatorio" ad hoc. Nell'attuale XIV Legislatura, ci sono stati ben 17, di cui 10 al Senato, progetti di legge (di tutti i gruppi parlamentari). Tanto attivismo è apparso più vetrina di curriculum parlamentare che effettivo interesse della politica al tema. In tre anni sei sedute spicce della Commissione Lavoro del Senato hanno licenziato un testo per poi parcheggiarlo da un anno a questa parte.
Deluse le associazioni delle vittime. Non è questione, o non solo di legge. Secondo Giacomo Rindonone "solo attraverso la specifica informazione si previene questa forma di disagio sociale, ancora spesso ignorata. In un'epoca di repentini cambiamenti strutturali (fusioni d'imprese, ristrutturazioni rapide, cessioni di rami d'azienda, prepensionamenti, totale scomparsa di figure professionali già affermate e loro sostituzione con altre nuove non radicate e spesso indecifrabili) non siamo di fronte a opinioni, ma al bene o al male. Non deve avvenire, cioè, che nelle more del cambiamento, prevalga la logica della violenza dei soggetti più forti. Quando dico informazione, non alludo a nuove burocrazie".
Ricordate il primo articolo dell'accordo Nissan Sindacato? Si diceva tra l'altro: "gli obiettivi di questo accordo sono di sviluppare la prosperità dell'impresa e dei suoi lavoratori, di promuovere la fiducia reciproca e la cooperazione, di valorizzare attivamente il contributo di tutti i lavoratori per il perseguimento di questi obiettivi". Proprio le relazioni industriali italiane impedirono che i giapponesi venissero ad Arese che invece fu smantellata.
Il soggetto più forte è fortemente intercambiabile, e può giocare paradossalmente anche sui contenuti positivi politically correct. Può essere l'azienda, un gruppo di lavoratori, oppure giovani, anziani, addirittura le donne o lo stesso sindacato. Tra le proposte di legge, quella Eufemi, in effetti, evidenzia il rischio mobbing subito dai dirigenti da parte del sindacato. Sic. Ecco: il sindacato, come se la cava davanti al mobbing? Giacomo Rindonone è sindacalista Uil del mondo bancario e coordinatore dell'istituto di psicologia strategica ed ha scritto un libro sul tema, ma la prende larga: "Il quadro è quello di un sindacato alle prese con problemi seri, come avere il 40% dei lavoratori tutelati ed il 60% no, oppure trovarsi di fronte a differenze di trattamento tra i lavoratori della stessa categoria o a contratti diversi tra lavoratori all'interno della stessa unità produttiva. Sono stati condivisi e sottoscritti accordi anche innovativi in diversi settori, e poi non sono stati applicati. Un esempio per tutti. La 626. Abbiamo morti ogni giorno sul lavoro e la legge sulla sicurezza è restata una rottura di scatole, che costa e che quando applicata produce burocrazia inutile.
Salvo poi piangere, dopo il danno". Secondo Antonio Ascenzi, una vita di impegno nel sindacato, dai trasporti alla formazione sindacale nazionale Uil "c'è il rischio, anche nel lavoro parlamentare, di andare incontro ad approssimazioni demagogiche. Se per esempio la legge non definisce rigorosamente il fenomeno, rischia di dilatarlo fino ad annullarne la stessa nozione. Tutto diverrebbe mobbing e nulla lo sarebbe. I tanti riferimenti risentono delle differenze culturali dei relativi paesi: si va dal Bossing (il mobbing della direzione del personale), al Bullying (del capo verso il sottoposto, GB), dal danno biologico (il danno alla normale vita sociale dovuto al danno alla salute), all'Harassement (molestia sessuale, USA)". Il mobbing (letteralmente assalire violentemente) usato all'inizio dagli scandinavi, può tradursi in molestie sessuali, terrorismo fisico e psicologico, violenza fisica.
Un quadro ampio, anche troppo. Antonio Ascenzi, chiarisce gli equivoci. "Il mobbing, come vessazione del singolo da parte di un gruppo di colleghi, cui poi si aggiunge tutto l'ambiente è un fenomeno che c'è sempre stato. E' il meccanismo del branco contro il debole, succede a scuola, in caserma, nel quartiere. Oggi tra le caratteristiche del modello produttivo abbiamo l'avvio dei rapporti di lavoro individualizzati mentre scompaiono per tutte le categorie professionali chiarezza e stabilità di strutture entro cui ricoprire mansioni". Senza demonizzare questi fenomeni della globalizzazione, è facile intuire che in questo contesto il progressivo isolamento dei lavoratori facilita comportamenti vandalici che diventano poi politiche gestionali delle risorse umane.
Dice ancora Ascenzi, "se per i profili medio-bassi abbiamo striscianti tentativi di abbattimento delle tutele sindacali, ai profili più alti, spesso poco sindacalizzati tocca la perdita secca di ruolo o di status. Per i quadri il nuovo modello produttivo implica frequentemente lo scadimento allo stato di ?risorse umane obsolete' con tutto il trauma che deriva dal veder cancellato di colpo il bagaglio di professionalità accumulato in anni di lavoro". "Nel mondo, secondo l'ILO, le violenze psicologiche in ambito lavorativo aumentano; nel Regno Unito il 53% degli impiegati se ne dicono vittime".
Il mobbing è un fenomeno stigmatizzato da tutti gli attori sociali e istituzionali. Quali le ragioni realistiche ed economiche, i motivi del persistere del fenomeno? Quale il collegamento con il cambiamento del mondo del lavoro, in primis la crisi del modello della grande impresa e lo scontro generazionale? E' il mobbing un modo "di tenere i migliori in panchina", pensando ai 40-50enni espulsi dalle aziende nel pieno della vita professionale? E' una descrizione ingiusta per i giovani che entrano nel mondo del lavoro? Il mobbing è connesso con le trasformazioni del mercato del lavoro e dell'impresa globalizzata? Ne parleranno il 28 marzo al CNR ore 15.30 in un convegno su "Il Mobbing, tra trasformazioni dell'impresa e scontro generazionale", Giuseppe Mele ass. PSP, gli autori Mariella Della Porta e Giacomo Rindonone, "La faccia impresentabile del mondo del lavoro" e Antonio Ascenzi "Mobbing, riflessioni sulla pelle" Pierpaolo Bombardieri UIL Lazio, Arturo Diaconale L'opinione, Pierluigi Borghini task aziende in crisi, Massimo Campanelli imprenditore e candidato al Senato per la lista Psi-Dc.
Di Giuseppe Mele
Fonte: http://www.opinione.it