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Notizie    Rapporto di coppia    Il matrimonio lungo ma infelice non giova alla salute

Secondo l'ultimo studio effettuato da due ricercatori americani della Penn State University i matrimoni lunghi ma infelici nuocciono alla salute. Il livello di stress psicologico è molto più alto negli sposi insoddisfatti che fatalmente si ritrovano con un'autostima molto più bassa.

Per rimediare e recuperare in salute, secondo i due studiosi ,non c'è che il divorzio perché l'impatto negativo di un'unione triste supera di gran lunga i benefici apportati dall'unione in sé.

Ma quando si può dire che una coppia di lungo corso è effettivamente vincente sotto il profilo della soddisfazione reciproca? Come si riesce a raggiungere una stabilità matrimoniale felice?

Secondo gli esperti il buon affiatamento tra due individui si verifica quando ciascuno dei due mantiene i i propri spazi, ossia preserva parte di quegli interessi personali che non coinvolgono l'altro e nello stesso tempo costruisce un patrimonio di valori comuni che sono generalmente la gestione della convivenza, la sessualità, la comunicazione affettiva, la casa, il tempo libero, i figli se ci sono, i rapporti con le rispettive famiglie d'origine. Anche se in percentuali diverse questi elementi dovrebbero essere sempre presenti in quello spazio che i due partner hanno in comune, denominato lo spazio del "noi" che si distingue appunto dallo spazio del "sé" e da quello "dell'altro".

"Non c'è da preoccuparsi, per esempio, se la donna dichiara di voler trascorrere tutto il suo tempo libero col marito, mentre lui, anche se ama passare le vacanze con la famiglia, preferisce di domenica andare allo stadio con gli amici. Ma diversa è la situazione- ha spiegato lo psicoterapeuta Gianni Lanari - se, nello spazio comune, lei mette la sicurezza economica, i figli, l'affetto, la sessualità e lui invece mette il vantaggio di trovare le camicie stirate, qualcuno che lo consola se il lavoro non va come dovrebbe, una casa dove tornare dopo il lavoro, la serata con gli amici al bar".

Ma si può a priori prevedere se una coppia sarà felicemente stabile?

Secondo lo psicoterapeuta italiano Roberto Cadonati, autore del libro "I giochi di coppia, le posizioni mentali del rapporto", le probabilità di successo di una relazione dipendono dalle combinazioni che possono instaurarsi tra i partner. Posto che ciascuno riveste un ruolo, occorre vedere se si combina bene con quello dell'altro.

C'è chi gioca a fare il Bambino sollecitando nell'altro l'istinto di protezione. Delega insomma l'altro di compiti e responsabilità offrendo in cambio la sua dipendenza emotiva.

L'Adolescente è invece quel tipo di partner che vuole mantenere spazi autonomi: gli piace passare le serate con amici piuttosto che intimamente tra le pareti domestiche. Può essere infedele.

Il partner- Madre, affettuoso, altruista, rischia invece di soffocare l'autonomia dell'altro con il suo affetto, con lo spirito altruista e la capacità di perdonargli ogni cosa anche se in un certo senso instaura un ricatto del tipo"se ti allontani, soffro".

Il partner ?Padre che raramente si mostra affettuoso e non si lascia mai andare alla tenerezza, pone all'altro delle regole precise da rispettare. Il suo obiettivo di coppia è soprattutto la solidità economica.

Ora le combinazioni vincenti sono Madre-Bambino e Padre- Adolescente perché si tratta di ruoli complementari, mentre quelle tra partner che rivestono ruoli uguali sono a rischio. Senza dire che il futuro è molto dubbio anche per le combinazioni Padre- Bambino e Madre- Adolescente.

Nel primi caso il Bambino si rende conto che il Padre non accetta la sua fragilità e il Padre, dal canto suo, si sente sovraccaricato dai compiti quotidiani che il Bambino gli delega in continuazione, in tutti gli ambiti.

Il Bambino poi ha bisogno di dimostrazioni affettive mentre l'altro lesina le attenzioni. Nel secondo caso, invece ,il partner Madre vuole soddisfare i bisogni affettivi dell'altro, mentre l'Adolescente non permette che qualcuno si prenda cura di lui e anzi cerca di evitare ogni interferenza alla sua autonomia. Così il gioco rischia di far soffrire entrambi. Insomma, per far sì che una relazione sia felicemente duratura, bisogna evitare il punto di non ritorno facendo attenzione a quegli sguardi di troppo o a quelle parole non dette che possono far divampare il litigio. Spezzare cioè la spirale negativa delle incomprensioni.

Dice John Gottman, autore della teoria del flooding (in inglese allagamento):" La molla che fa "allagare" la comunicazione tra i partner è diversa nei due sessi. Nell'uomo, il meccanismo si mette in moto in seguito alle reazioni aggressive della moglie che nascono da un eccesso di difesa.

Le donne invece diventano vittime del flooding se il marito interrompe bruscamente la discussione, scuotendo la testa, sbattendo la porta o esplodendo in un "lasciamo perdere." In entrambi i casi si forma una sorta di memoria negativa, una piccola cicatrice che si va ad aggiungere a quelle incise precedentemente. Cosicché questo accumulo di ricordi negativi fa aumentare la sensibilità al conflitto accelerandone la comparsa. Ne consegue che se la coppia raggiunge il flooding alla prima discussione dopo una mezz'ora, la volta successiva ci metterà di meno.

Secondo gli studiosi americani la riduzione del tempo di sopportazione alle risposte del partner è direttamente proporzionale al divorzio:prima si raggiunge il punto di non ritorno, più si avvicina la crisi. "Bisogna gettare acqua sul fuoco conflittuale. Invece di lanciare accuse è bene usare nel dialogo col partner formule come "forse non è colpa tua", oppure "cerca di capire, suggerisce John Gottman secondo il quale c'è un sistema aritmetico molto efficace per riconoscere le coppie destinate al naufragio. Se nei primi dieci anni di matrimonio, su cento commenti a proposito del partner, meno di cinque sono negativi, la coppia è destinata alla stabilità. Se invece i commenti negativi sono più di dieci, l'unione è destinata a finire con tempi tanto più ravvicinati quanto crescono i numeri.

Fonte: http://canali.libero.it