Le statistiche dicono che una persona su cento soffre di una malattia psichica, cioè di un disagio mentale forte al punto da rendere impossibile una normale vita affettiva e di lavoro
Queste persone (nell'Ulss 12 di Venezia e Mestre significa circa tremila) possono, se curate, guarire o convivere dignitosamente con il proprio male.
Ma da anni, specie a Mestre, i familiari degli ammalati lamentano la carenza di strutture e di personale. Così una quarantina di persone bisognose di cure sono oggi ospiti di strutture lontane da casa.
Anche la Chiesa di Venezia si interroga. Per questo la Caritas, l'Ufficio per la pastorale della Salute e l'Ufficio per la pastorale della Famiglia promuovono un convegno, sabato 25, alle ore 9, al Centro Candiani.
E per capire quale sia l'entità dei problemi basta ascoltare il papà di un ammalato. Come Attilio Baldan, presidente dell'associazione "Lo Specchio".
C'è stato un lungo buio, una stagione in cui la psichiatria e soprattutto i malati psichiatrici sono stati messi ai margini. Ammalati poco seguiti, spesso inviati in strutture lontane dalla loro città ma, soprattutto, senza che per loro qualcuno si prendesse la briga di disegnare un percorso di cura, riabilitazione e reinserimento nella società.
Insomma, secondo Attilio Baldan, veniamo da un lungo periodo fallimentare. Ma ora, per una serie di scelte e per circostanze fortuite, c'è l'opportunità di avviare un'esperienza nuova e finalmente costruttiva. Cioè c'è l'opportunità di creare dei percorsi di vero recupero e integrazione per tante persone.
"Lo Specchio", nato a Mestre nel 1998, ha seguito e fatto propri, in questi anni, i drammi di tante famiglie che hanno avuto un congiunto colpito dalla malattia mentale.
E la sensazione, percepita assai di più a Mestre che non a Venezia, è spesso stata quella di essere abbandonati: «E' la sensazione - sottolinea Baldan - di vedere i nostri figli cronicizzati, più che curati, e poi emarginati». La prova? La quarantina di persone oggi ospiti di strutture per la cura del disagio mentale al di fuori del territorio dell'Ulss 12. «Questa situazione - incalza Baldan - è il frutto dell'assenza, nella psichiatria pubblica, di una cultura della cura. Cioè di un progetto relativo ad ogni ammalato, di una presa in carico che presupponga un percorso unitario e un tentativo di recupero».
Oggi il commissariamento del dipartimento di psichiatria e l'uscita di alcuni medici (verso altri ospedali o verso il pensionamento) è l'opportunità - secondo il presidente dello "Specchio" - per costruire un nuovo, vero cammino di cura.
Insomma: servono persone nuove per una "filosofia" unitaria d'intervento: «Altrimenti - conclude Attilio Baldan - anche i tanti soldi spesi dalla sanità pubblica rischiano di essere inutili. Adesso, finalmente, si sta investendo per creare case nel nostro territorio, dove possano dimorare i malati. Ma a fronte di quale progetto riabilitativo? Perché se non c'è stiamo solo facendo dei piccoli manicomi. Non bastano i muri: serve grande capacità professionale di chi segue i malati, capacità di selezione degli ospiti, di trattamento del loro disagio e di accompagnamento verso il reintegro in società. Ci arriveremo mai?».
Di Giorgio Malavasi
Fonte: http://www.gvonline.it