Dal misterioso fascino del genio all'enigma del "godimento dell'opera"
Più che di arte o creatività, in psicanalisi si parla di sublimazione. Freud la affronta già nei suoi "Tre Saggi sulla teoria sessuale" e la questione si ripropone nel 1910 in "Un ricordo d'infanzia di Leonardo da Vinci". Al centro dell'investigazione di Freud un'immagine dipinta: La Sant'Anna, la Vergine e il Bambino. Un recente convegno promosso a Firenze dall'ASRCF con il Forum Austriaco di Roma (Il Leonardo di Freud. Infanzia, tragedia e sublimazione) ha rilanciato in chiave analitica il mistero del fascino di Leonardo e l'interpretazione del motivo leonardesco della Sant'Anna.
Lo psicanalista lacaniano Kaltenbeck ha ricordato come Leonardo rappresenti "un simbolo degli ideali di Freud: il genio, l'arte, la scienza". Sin dal 1898 Freud comunica il suo interesse per il "genio" del Rinascimento: "Attraverso le sue opere emergono delle domande cui si può rispondere solo attraverso una disciplina come la sua psicanalisi: cosa succede tra madre e figlio? Qual è il destino della pulsione?".
A 150 anni dalla nascita di Freud, in cosa consiste ancora il suo fascino - oltre che per gli psicanalisti e per gli studiosi in genere - per gli psicoterapeuti, per la comunità scientifica, per i pazienti? Uno dei suoi più geniali epigoni, Jacques Lacan, ha significativamente definito la scoperta freudiana dell'inconscio "un'esperienza". Il ritorno ai testi di Freud forma in tutti quelli che vi sono impegnati "l'idea sempre più fondata che non c'è presa più totale della realtà umana di quella compiuta dall'esperienza freudiana, e che non possiamo fare a meno di ritornare alle fonti per afferrare quei testi in tutti i sensi del termine".
La presa freudiana della realtà umana passa anche per l'arte. La psicanalisi non solo si occupa dell'arte, ma si presenta essa stessa come un'arte. Un'arte dell'interpretazione a scopo di cura, che si passa dal maestro all'allievo, secondo una pratica che ricorda le antiche iniziazioni. La psicanalisi freudiana ha sin dall'inizio un pessimo rapporto con le istituzioni scolastiche e universitarie e con la loro didattica. In un testo del 1926, "La questione dell'analisi condotta dai non medici", Freud si riferisce a una psicanalisi "laica", che non appartiene a nessuna istituzione precostituita. In questo senso la psicanalisi è un'arte, oltre che una scienza.
Singolare che pittori, musicisti e poeti abbiano sempre posto lo stesso quesito prima di arretrare davanti all'ipotesi di intraprendere un trattamento analitico: "E se dovesse interrompere la mia vena creativa?". Nei confronti dell'opera d'arte e della personalità psichica dell'artista, la psicanalisi applicata come una spiegazione, esaurirebbe il fascino e l'enigma, invece di rinnovarne continuamente il desiderio. Ma la psicanalisi è piuttosto un'arte e una scienza dell'interpretazione. Il récit è il racconto che si produce in seduta, l'altro palcoscenico è quello dell'inconscio, l'interpretazione è anche quella musicale e teatrale. Récit, altro palcoscenico, interpretazione, termini artistici divenuti termini tecnici della psicanalisi di Freud.
L'arte è cosa analizzabile? In origine possiamo pensare che la presenza dell'opera, il suo mistero tramandato nel tempo e il godimento da essa procurato, si distribuiscano equamente tra gli spettatori così come tra gli autori-esecutori. Si direbbe che i critici dei secoli passati fossero più attenti a percepire e a giocare con il linguaggio dell'arte, piuttosto che analizzarlo come fa la psicanalisi.
Amiamo chi ci parla di un artista e della sua opera. L'analisi promette un premio di comprensione in più nei confronti dell'opera e anche del processo che presiede alla sua creazione. L'artista, a meno che non sia nevrotico, non ha nulla da temere. Vero è che gli autentici artisti sono rari in confronto agli autentici nevrotici.
La sensibilità di Freud nei confronti del genio artistico segna il fulcro della scoperta dell'inconscio. Restano i risultati e i limiti toccati dalla psicanalisi nei confronti della personalità dell'artista e del messaggio della sua opera. Un sapere impossibile sul godimento.
Di Jacopa Stinchelli
Fonte: http://www.repubblica.it