La notizia . Esiste un profondo legame tra disturbo depressivo maggiore e insorgenza della malattia di Alzheimer. E' quanto sostengono i ricercatori statunitensi sulle pagine della rivista
Archives of General Psychiatry.
Lo studio. Michael Rapp e i suoi colleghi della Mount Sinai School of Medicine di New York hanno infatti osservato che in individui con una storia di depressione maggiore si riscontra una più alta presenza di placche cerebrali, tipico segnale della malattia di Alzheimer.
I ricercatori hanno messo a confronto il cervello di 51 pazienti affetti da malattia di Alzheimer con quello di 44 pazienti ugualmente affetti da Alzheimer ma con una contemporanea storia di depressione maggiore e hanno scoperto, in questi ultimi, una più ampia e capillare diffusione di placche amiloidi concentrate soprattutto nelle aree preposte alle abilità cognitive. Gli studiosi hanno inoltre riscontrato che gli individui che soffrivano di depressione al momento in cui veniva loro diagnosticato l'Alzheimer presentavano un maggior numero di placche cerebrali di quelli che avevano sofferto di depressione prima o dopo la diagnosi.
Il commento. "Negli individui con una lunga storia di depressione si assiste a un più rapido declino cognitivo, con una più accentuata perdita di memoria e un più profondo stato confusionale", affermano gli autori. La depressione probabilmente contribuisce a "minare" l'efficienza cerebrale, in particolare di alcune aree come amigdala e ippocampo, rendendole più esposte all'insorgere del processo degenerativo della malattia di Alzheimer.
"Queste evidenze hanno un importante significato clinico, concludo i ricercatori, in quanto identificano un possibile legame tra depressione, come fattore di rischio trattabile, e sviluppo dell'Alzheimer, e aprono la strada a nuovi interventi di prevenzione e trattamento. La cura della depressione, in particolar modo nella sua forma geriatrica, troppo spesso non riconosciuta e sottovalutata, diventa di primaria importanza anche nell'ottica di evitare l'eventuale comorbilità con la malattia di Alzheimer.
Di Stefania Mengoni
Il Pensiero Scientifico Editore
Fonte: http://it.news.yahoo.com