In breve ..

In questo articolo si tratta il fenomeno della devianza giovanile tramite l'analisi di un caso clinico di un adolescente, ammiratore di Hitler e autore di atti di bullismo.

La violenza giovanile e persino alcuni agiti aggressivi contro i genitori di cui la cronaca è ricca di esempi, si possono leggere non tanto come una scelta distruttiva , ma quanto come la ricerca attiva di un "io" che è stato ferito da una perdita irreparabile e non ha potuto svilupparsi nella crescita.


Bibliografia

  • Winnicot  D.W L'adolescenza: un faticoso superamento dell'adolescente Vol 1, Armando , 1971
  • Dolto F.  I problemi dell'adolescente, Longanesi 1991
  • La Moglie A. L'adolescente fra crescita e crisi,La Ginestra , 1994
  • Fonzi A., Il bullismo in Italia, Giunti , 1997




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Articoli    Disagio psicologico    Identità mancata e mancanza d'identità in un soggetto adolescente

 Introduzione
Questo lavoro presenta il caso clinico di un adolescente che ha compiuto diciotto anni  e non è riuscito ad integrarsi nel mondo della scuola. Ha sviluppato un comportamento deviante attraverso l'identificazione in un gruppo di pari compiendo atti aggressivi verso  soggetti più deboli e diversi.

Lui stesso è stato segnalato come diverso nella scuola e marchiato dall'insegnante di sostegno fino alla licenza media. Un ragazzo alla ricerca di una identità che non sia solo immaginaria , ma che è difficile da costruire nei rapporti familiari in cui si trova invischiato .La scelta della psicoterapia è forse l'unica via che può percorrere senza ricadere nell'agito di una vendetta personale sostenuta dal gruppo estremista da cui cerca di staccarsi.


Identita' mancata e mancanza d'identita' in un soggetto adolescente
Nel bene e nel male la scuola è attualmente il principale centro di aggregazione culturale giovanile, mentre le bande o le compagnie , che nascono anche in città e si ritrovano nel quartiere, sono quasi scomparse, senza essere sostituite da altri tipi di legami sociali scelti e non imposti, come avviene ad esempio nelle discoteche attuali .

Gli stessi oratori e i boy-scout, per quanto rimangano un'esperienza istituzionale, non hanno più la funzione educativa di favorire la costituzione di un punto di riferimento giovanile.

La sospirata "globalizzazione" della società comporta per tutti l'assumersi di un nuovo carico di responsabilità che sicuramente risulta sempre più complesso e difficile per un adolescente che paradossalmente si ritrova da solo o in un gruppo di compagni , con cui magari non ci sta bene.

Di fronte alla famiglia che esercita una più pressante richiesta di conformità alle norme scolastiche, sostenuta da un aspettativa ideale di crescita indipendente, in realtà scopriamo che l'adolescente, mostra raramente un pensiero critico.

Più cresce lo scarto fra l'io ideale e le aspettative immaginarie che i genitori proiettano sui figli, più aumenta il rischio di cadere in un annullamento del soggetto, che può portare ad un gesto plateale.

Persino alcuni tentativi di suicidio o agiti aggressivi contro i genitori di cui la cronaca è ricca di esempi, si possono leggere non tanto come una scelta distruttiva , ma quanto come la ricerca attiva di un "io" che è stato ferito da una perdita irreparabile e non ha potuto svilupparsi nella crescita.

La crisi d'identità che ne deriva, mette quindi a rischio l'adolescente nell'accettare senza riserve nuove esperienze con amici ,anche trasgressive come la droga, per cui si ritrova a fare in gruppo quello che non avrebbe forse mai pensato di fare individualmente.

Il caso di Alberto è in questo caso sintomatico e rappresentativo di questo vuoto d'identità, che con la sofferenza lo ha condotto  a diventare sia vittima che persecutore dell'Altro.

Quello che mi ha "interrogato" in questo caso è perché questo ragazzo da vittima si è trasformato in" bullo" grazie ad un gruppo di compagni che per " attività" picchia persone socialmente ed economicamente deboli.

Lui stesso mi ha chiarito che non capisce il motivo per cui prova piacere a compiere questi atti violenti :" Forse è uno sfogo, non rappresenta un piacere, c'è qualcosa dentro di me che in questo modo si libera attraverso l'atto che esclude qualunque pensiero".

Alberto è stato vittima fin dalle elementari e alle medie di dispetti e di atti di prevaricazione, furti di oggetti personali e libri che in una sola parola si definiscono :atti di " bullismo". 

Alberto viene considerato dai genitori molto chiuso e timido, ma entrambi sono d'accordo che il figlio non deve rispondere con la violenza alla violenza dei compagni di classe,favorendo così le sue fantasie punitive di vendetta per questa preoccupazione di sentirsi senza difese e abbandonato a se stesso.
L'osservazione fatta a 13 anni  rileva un quadro d'inibizione e di mutismo in cui il ragazzo tende a rifugiarsi.

Per le difficoltà presentate nel percorso scolastico è sempre stato marcato dall'insegnante di sostegno .L'insuccesso scolastico sembra legato più a problematiche di investimento emotivo, che ad anomali di ordine intellettivo.

La madre di Alberto si sente depressa ed è in cura da una psicologa. Soffre per il fatto che Alberto non riesce ad essere come lei vorrebbe e perché non riesce a reagire. Il papà sembra più severo e deciso.
Il percorso clinico con Alberto si articola in due momenti differenti. Nel primo mostra sin dall'inizio una spiccata curiosità per il computer grazie a ciò sperimenta e allarga i suoi interessi .Vuole creare un gioco d'avventura.

Terminata la scuola media sceglie di iscriversi ad un istituto tecnico, ma le difficoltà a seguire i compiti e le lezioni , lo convincono ritirarsi.

Cambia scuola e succede che durante una lezione in laboratorio , gli danneggiano il giubbotto.
I genitori chiedono spiegazioni al preside che non prende alcun provvedimento disciplinare.
Alberto reagisce sostenendo che non vuole più studiare ed è disposto soltanto ad impegnare un anno in una scuola professionale.

Questa decisione mette in crisi soprattutto il padre che ha solo la licenza media,mentre la madre che ha studiato sino alle superiori , cerca di assecondarlo.

Scoppiano apertamente le tensioni familiari al limite di una separazione e si apre una profonda conflittualità sul come intervenire sulla educazione del figlio. Ne risente anche la psicoterapia che Alberto interrompe , in quanto il padre non lo accompagna più ed è proprio il padre a comunicarmelo , commentando che A. non vuole più giocare con il computer.

Chiedo di parlarne direttamente con il ragazzo e comunico il mio indirizzo e-mail perché Alberto possa contattarmi personalmente.
Arriva questa e-mail:
Ciao,

prima di tutto volevo scusarmi per non essere venuto, ma ho avuto da fare, ma soprattutto volevo chiederti se potremmo fare le conversazioni via e-mail, anche se non serve a molto , il fatto è che mi viene meglio affrontare i problemi scrivendo che parlando, spero che accetti?volevo farti un paio di domande, una molto delicata ma importante per me e cioè, secondo te perché tutti odiano Hitler e dicono che era un pazzo e io  lo ammiro come fosse un dio? Eppure mi sono documentato, ho letto, ho visto documentari e so che cosa ha fatto, ma anche i campi di sterminio nonostante tutto io li condivido e non si può dire nemmeno che sono piccolo o che non so che cosa hanno fatto, mi chiedo se sono pazzo come dice mio padre o se c'è qualcosa sotto.

L' altra domanda, completamente diversa dalla prima è, non è che per caso sai, come posso fare ad inserire una chat  o uno sfondo nel mio sito ?

Saluti.

Alberto  

Rimango sconvolto dal contenuto e mi metto in contatto telefonicamente per fissare un incontro in studio.

Questa volta non viene accompagnato e chiarisce che quella e-mail che ho ricevuto , non l'ha scritta lui , ma suo padre e si scusa. Commenta che con i suoi è sempre stata così , se da ragione ad uno, fa un torto all'altro e lui si ritrova in mezzo al loro conflitto. Successivamente mi porta un' agenda, in cui ha raccolto quello che pensa e me la lascia perché possa leggerla. E' difficile descrivere quello che c'è scritto in stampatello: slogan e immagini di estrema destra contro gli ebrei , i negri e i comunisti.

Una sola frase personale che lui ha impresso sotto il simbolo pacifista, illumina il senso di questa sua rabbia cieca contro il diverso e il perché Alberto si è trasformato da vittima in persecutore: "senza odio non c'è amore" .Mi chiede che cosa ne penso dell'agenda e sono sorpreso che nel fargli notare che si tratta di slogan politici e che di suo c'è solo quella frase, non si arrabbia,ma mi parla anche della sua relazione amorosa con una ragazza di cui però i suoi non sanno niente e con cui sta insieme da tre anni.

Confida che frequenta un gruppo di ragazzi , alcuni più vecchi di lui, con cui esce a compiere atti di violenza e disturbo contro marocchini che vendono merce. La sua ragazza non condivide questo suo modo estremo di fare politica.

Alberto pare riconoscere che compiere atti di violenza è uno sfogo di cui non può fare a meno, il prezzo da pagare per il suo " stare in mezzo alla famiglia" .

Ha iniziato a bere liquori e meravigliarsi che avevano lo stesso effetto liberatorio del gesto aggressivo fatto insieme al gruppo, riscoprendosi più sicuro di sé. Sostengo che tutto questo rappresenta forse un modo per risolvere uno stato ansioso, sfuggendo alle sue responsabilità di elaborare  un progetto personale.

Il disagio lo ha portato ad identificarsi anonimamente in un gruppo estremista di pari e a scontrarsi violentemente con la figura paterna e con se stesso.

Alberto cerca di sfuggire ad una elaborazione personale , in quanto si mantiene in una posizione narcisistica, mascherando un problema personale ed una fragilità interna che si sostiene attraverso l'accostamento a personaggi forti con cui identificarsi. La fuga nel gruppo rappresenta l' impossibilità per Alberto l'impossibilità di sopportare lo scorrere del tempo che la costruzione di un percorso soggettivo richiede. Il disagio, se rimane tale, non porta ad una domanda di cura,ma ad un nuovo agito.

Dottor Franco Bruni - Psicanalista, Psicoterapeuta.