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Notizie    Genitori e figli    Gravidanza uguale ansia?

La gravidanza è una fase di transizione in cui l'equilibrio precedentemente acquisito diviene inadeguato

La mia vita cambierà con la nascita di un bambino?
La gravidanza può essere considerata come un momento di crisi nel senso etimologico di "passaggio", "ponte" tra passato e futuro. È, in altri termini, una fase di transizione in cui l'equilibrio precedentemente acquisito diviene inadeguato e deve lasciare il posto a nuove esperienze ed acquisizioni che rimettono in gioco l'identità della donna.

Rispetto alle altre "crisi evolutive", come l'adolescenza e la menopausa, la gravidanza avviene in un lasso di tempo più breve e questo causa un'amplificazione dell'intensità dei vissuti da essa generati. Tra questi, un ruolo importante gioca la riattivazione delle precoci relazioni e dei primitivi conflitti con la propria madre che, in questo momento, possono essere finalmente rielaborati e risolti. In ciò risiede la potenzialità evolutiva e maturativa della gravidanza.

Il rapporto di coppia ne risentirà?
L'attesa del primo figlio attiva delle trasformazioni non solo nella madre, ma anche nella coppia di coniugi che, a seguito di tale evento, acquisiranno il ruolo di genitori. I nove mesi di gestazione, oltre a permettere lo sviluppo del feto, rappresentano anche il tempo necessario ai due partner per iniziare a contenere la presenza di un terzo elemento sotto forma prima di bambino fantasticato e successivamente di bambino reale.

Una volta nato il bambino sarà necessaria una riorganizzazione dei propri tempi e dei rispettivi spazi sia dal punto di vista pratico che sul piano mentale, in un processo che porterà la coppia ad includersi nel più ampio sistema della famiglia. Il lavoro di ristrutturazione psichica che i futuri genitori devono mettere in atto è molto complesso in quanto presuppone la duplice capacità di assumersi delle responsabilità nei confronti della prole e di preservare la possibilità di continuare a funzionare come coppia.

In altri termini, la nascita di un figlio, pur con le naturali ripercussioni che produce, dovrebbe portare non ad un annullamento ma ad una rinegoziazione dell'equilibrio che si era stabilito precedentemente tra i due partner, equilibrio prodotto da una condivisione di affetti, di spazi e di esperienze.

E sul piano sessuale devo preoccuparmi?
La sessualità può rappresentare un canale intimo e privilegiato per confermare la continuità e la solidità del legame affettivo. Tuttavia possono affiorare specifiche ansie associate a questa esperienza. Infatti la diminuzione dei rapporti sessuali che si verifica di solito in gravidanza può essere vissuta con preoccupazione da ciascuno dei due coniugi, sia pure per motivi diversi: il marito può essere sorpreso dall'atteggiamento della moglie basato su un eccessivo coinvolgimento rispetto alla propria gravidanza; la donna, d'altro canto, può nutrire il dubbio di essere diventata, a causa delle trasformazioni corporee, meno attraente nei confronti del marito.

È consigliabile, in questi momenti, che i due coniugi riescano a poter parlare dei propri sentimenti, delle incertezze e delle paure che un evento così importante normalmente suscita.

Con l'avvicinarsi del parto cresce l'ansia. È normale?
Il parto è il momento culmine della gravidanza, il suo esito naturale. Questo evento, che segna il concludersi della relazione privilegiata tra madre e feto, rappresenta un'esperienza di separazione. Appare chiaro, quindi, come possa contenere in sé delle ansie di perdita a vari livelli.

Innanzitutto viene perduta la simbiosi madre-bambino che ha caratterizzato il periodo della gravidanza, dando alla donna un senso di onnipotenza legato alla sua capacità di procreare e far crescere in sé il frutto del concepimento. Il parto, inoltre, è quel momento in cui il bambino "fantasticato", che per tutti i mesi precedenti è stato solo possibile immaginare, deve lasciare il posto e confrontarsi con il bambino "reale", con la sua conformazione fisica ed i suoi bisogni peculiari. Esso segna anche il passaggio alla nuova identità della donna che diventa madre, acquisendo in modo irreversibile un ruolo che segnerà profondamente il suo modo di essere.

Date tutte queste implicazioni, appare naturale che il parto attivi delle ansie nella donna la quale, progressivamente e naturalmente, potrà elaborarle nel periodo post-natale.

Saprò prendermi cura del mio bambino?

L'attesa di un figlio può generare nella madre, soprattutto se si tratta del primo figlio, preoccupazioni e timori in merito alla propria capacità di prendersi cura del bambino, di capirne i segnali e di riuscirne a soddisfare adeguatamente i bisogni. Tali ansie appaiono comprensibili nel momento in cui si considerino le implicazioni di questa esperienza, ovvero mettere al mondo un altro essere umano e garantirgli la sopravvivenza almeno fino a quando non sarà sufficientemente grande da provvedervi in modo autonomo. Di fronte a tale responsabilità è del tutto naturale che si scatenino dei timori collegati con la propria abilità nel ricoprire un ruolo, quello di madre, del tutto nuovo e sconosciuto.

Considerando più in profondità la psiche della donna, comunque, si può riscontrare come il desiderio di maternità sia strettamente associato all'identità femminile. È come se i comportamenti di accudimento nei confronti dei propri figli fossero un patrimonio che riposa in modo silente all'interno della donna per attivarsi sotto forma di istinto materno nel momento giusto, quando, cioè, si è in attesa di un bambino. In questo periodo, infatti, la naturale regressione che si riscontra nella futura mamma e che la porta a concentrarsi sull'esperienza gestazionale e sulla relazione con il feto, le permette di prepararsi adeguatamente ad accogliere il proprio bambino e le consente di ascoltare i suoi bisogni, riconoscerli e gratificarli in modo appropriato.

Se ho bisogno di aiuto, a chi posso rivolgermi?

Nel periodo di gestazione, uno strumento utile per condividere e contenere comuni paure è rappresentato dai corsi di preparazione al parto, attivati in quasi tutti i consultori e le Asl, nei quali la donna - confrontandosi con altre persone nella medesima condizione - può sentirsi compresa riuscendo a tollerare meglio le sue ansie. Questi corsi vengono di solito attuati nel terzo trimestre di gravidanza (intorno al settimo mese).

Nel caso in cui la coppia senta di stare affrontando con difficoltà questo percorso, o comunque desideri essere accompagnata da un "esperto" in questo delicato cammino, potrà  rivolgersi a psicologi presenti sul territorio di appartenenza, sia in strutture pubbliche che private, anche in riferimento (qualora sia possibile) a servizi o progetti rivolti specificamente all'area "Maternità e Prima Infanzia". 

Di Alessandra Babore

Fonte: http://it.health.yahoo.net