Quali sono i disturbatori del desiderio nel complesso processo neurochimico che sta alla base della libido
Secondo l'ultimo sondaggio si è ampliata la fascia delle coppie ( e soprattutto delle donne) che lamenta, dopo qualche anno di unione ,un preoccupante calo del desiderio la cui intensità, insieme al ritmo, è ,come si sa, dettato in gran parte dagli ormoni.
E' notorio infatti che la maggior parte delle donne, durante i nove mesi della gestazione, subisce un progressivo calo del desiderio soprattutto nel terzo trimestre, quello più critico per la coppia visto che in questo periodo, al di là dell'ostacolo fisso del pancione, aumenta il livello del progesterone che ha un effetto sedativo e calano gli estrogeni.
Dopo il parto, invece , a disturbare il desiderio della neomamma, interviene la prolattina.
La riduzione progressiva degli estrogeni e degli androgeni che avviene in menopausa comporta il calo della libido. Ma se è il ballo degli ormoni ad incidere negativamente ma pure positivamente (il desiderio delle donne si accende particolarmente a metà ciclo, nel momento dell'ovulazione per favorire la riproduzione, rendendo più recettiva la donna e facilitando così il successo del concepimento) sull'eros , bisogna dire che la voglia di fare l'amore può essere incrinata da tanti altri fattori.
Vediamo quali sono gli altri freni che ostacolano la risposta sessuale di un individuo.
Premesso che la vita intima di una persona dipende da una molteplicità di cause e coinvolge, tra l'altro, fattori di ordine psicologico e cognitivo, diciamo subito che le motivazioni che pur non essendo strettamente sessuali, inibiscono (o viceversa) aumentano i rapporti sono determinate dall'ansia, dalla tristezza, solitudine, abitudine, affetto, bisogno di intimità emotiva, di scaricare la tensione o ottenere dei vantaggi.
Infine non si può prescindere dal proprio passato: le vecchie relazioni costituiscono un bagaglio di ricordi e di esperienze che condizionano il nostro agire.
I solidi alleati del desiderio sono invece l'autostima, la fiducia in sé e nelle proprie capacità, il piacersi e una buona immagine corporea. Determinante è anche la qualità delle relazioni che si stabilisce nella coppia al di fuori dell'ambito sessuale (il modo di vivere, il legame affettivo, la capacità di fidarsi dell'altro e di abbandonarsi alla passione).
La depressione che comporta un calo vistoso del livello degli estrogeni ha ovviamente conseguenze negative sulla funzione sessuale.
Quando la donna poi ha problemi di lubrificazione vaginale e di conseguenza provare fastidio mentre fa l'amore, è inevitabile che il suo cervello inizi a registrare una serie di associazioni tra atto sessuale e dolore che può spegnere del tutto il desiderio.
Vogliamo poi citare tra i freni dell'eros, l'assunzione di taluni farmaci come gli antidepressivi o quelli contro il mal di stomaco? Comportano l'aumento del livello di prolattina che è tra le sostanze responsabili del cosiddetto "tempo di refrattarietà maschile" che impedisce ai maschi una nuova erezione subito dopo l'eiaculazione. Ebbene la prolattina, oltre che aumentare in gravidanza e nell'allattamento, lievita anche con lo stress. Quindi se il testosterone é il più potente alleato dell'appetito sessuale (come é noto non é un ormone esclusivamente maschile ma viene prodotto anche dalla donna in una sia pur minima quantità) la prolattina è indubbiamente una disturbatrice del desiderio. Alla cui base sta un complesso processo neurochimico che ,come abbiamo visto, può essere incrinato non solo dagli scompensi ormonali ma finanche da altri vincoli.
Bon ultimo nella lunga catena del desiderio, il vincolo della mente che innesca un meccanismo di difesa con cui analizza i fattori che rendono un comportamento sessuale consigliabile o da evitare. Anche se accade che fattori istintuali o affettivi rendano vulnerabile il vincolo della mente
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Fonte: http://canali.libero.it