Le difficoltà incontrate da due sposi perfettamente integrati ma divisi dalle religioni
Nel 2005 ben il 30% delle nozze è celebrato con almeno un coniuge straniero
Non è cosa nuova che Reggio Emilia si sia guadagnata il titolo di "capitale della solidarietà" e dell'accoglienza. Possiamo vantarci già da tempo di una fervida attività sociale che ha saputo escogitare mille modi di andare incontro all'altro - chiunque esso sia - diverso da sé. Non fa eccezione, né tanto meno scandalo, pertanto, il fatto che si registri un aumento costante - e abbastanza deciso - dei matrimoni "misti", di quelle unioni, cioè, in cui i coniugi provengono da paesi diversi e, molto spesso, anche da culture e tradizioni molto differenti fra di loro.
Su 571 matrimoni celebrati nella nostra provincia nel 2005, un abbondante 30% è rappresentato da coppie in cui almeno uno dei coniugi è straniero.
E se nel complesso i matrimoni fra italiani (siano essi celebrati con rito civile o religioso) seguono un trend decrescente che dal 1993 ad oggi ha visto un'oscillazione negativa dell'11%, le unioni suggellate fra cittadini che parlano lingue diverse sono più che raddoppiate nel tempo.
Allo stesso tempo, per via del flusso migratorio nella nostra provincia, sono molto frequenti anche i matrimoni fra stranieri sul nostro suolo. Negli ultimi tredici anni sono addirittura quintuplicati.
Ma quali sono, nella fattispecie, le peculiarità di queste famiglie multi-etniche?
Addentrandosi fra i dati forniti dall'Osservatorio per le Famiglie di Reggio, scopriamo che, su 100 donne italiane che decidono di sposare uno straniero, 40 di loro scelgono un nord-africano, 13 un cittadino proveniente da altre parti dell'Africa e altrettante un cittadino di origini est-europee.
Al contrario, su 100 uomini italiani che contraggono matrimonio con una straniera, 53 di loro scelgono una donna proveniente dall'europa dell'est, 11 sposano una ragazza proveniente dall'America meridionale , 8 una cittadina dell'America centrale. Su 100 uomini italiani che decidono di formare una coppia mista, troviamo solo 6 partner africane (con esclusione dell'Africa del nord) e 6 dell'Unione Europa.
L'universo delle "coppie miste", di cui si parla spesso come di un'entità omogenea, è dunque un fenomeno variegato e molto complesso al suo interno, per le differenti motivazioni immigratorie, per i modelli familiari di riferimento, per l'estrazione culturale. Come scrive un rapporto dell'Osservatorio delle Famiglie, "nelle coppie miste si combinano moltissime tipologie relazionali a seconda che si incontrino, ad esempio, partner semplicemente appartenenti a nazionalità diverse o appartenenti invece a religioni diverse; vi è inoltre molta differenza tra le coppie italo-asiatiche, italo-latinoamericane o italo-africane, ecc".
Sempre lo stesso rapporto conclude così: "La coppia mista si rivela luogo di incontro tra alterità e di mediazione permanente per la negoziazione delle regole, dei diritti/doveri nella relazione e nell'educazione dei figli. Il dialogo e il confronto sui vari aspetti della vita quotidiana diventano più complessi e faticosi nelle coppie interetniche, dove non solo il linguaggio, ma anche il pensiero e i sentimenti devono incontrarsi nella ricerca di modelli valoriali condivisi. La conoscenza reciproca avviene attraverso la revisione e la rielaborazione della propria biografia, alla luce dell'incontro con l'altro da sè".
L'alchimia dell'equilibrio è resa ancor più delicata in presenza di differenze di origine tra un orizzonte socio-culturale pre-moderno (quello della famiglia non occidentale) e post-moderno (la famiglia italiana). Strutture patriarcali sono chiamate a misurarsi con la famiglia nucleare odierna, per di più in un contesto di assenza di resti di solidarietà diffusa, parentali e amicali.
Continua il rapporto dell'Oservatorio: "Una delle difficoltà maggiori per le coppie interetniche sta nel cercare di raggiungere un difficile equilibrio tra la fedeltà agli insegnamenti ereditati dalla famiglia di origine e la nuova relazione con il partner. La gestione dei rapporti con le famiglie di origine è fonte di potenziale conflitto nell'elaborare il distacco dalla propria famiglia e aprirsi alla famiglia acquisita, come soggetto da cui ricevere e prestare cura".
Per una piccola realtà come Reggio questo rappresenta già un fenomeno abbastanza consistente e variegato.
Tutti i problemi legati ai figli
Le difficoltà incontrate da due sposi perfettamente integrati ma divisi dalle religioni
Storia di una coppia illustre. Anzi. Storia di una coppia diventata illustre in quanto esempio di integrazione fra culture molto differenti.
Lui: marocchino, da quindici anni in Italia, di cui i primi quattro vissuti da clandestino. Ora consigliere comunale di una città nella nostra provincia e presidente dell'Associazione araba di cultura e solidarietà.
Lei: italiana. Di famiglia aperta. Conosce il marito per il tramite di quella che oggi è la cognata e, grazie ad una conoscenza basata sul quotidiano, decide di formare una famiglia con lui.
Si parla di Salmi Youssef, oggi consigliere del Comune di Novellara, e di Barbara Barboni.
Diverse interviste, approdate in più occasioni su canali televisivi nazionali, hanno parlato di loro. Di questa coppia formatasi in un periodo in cui questo genere di unioni non era ben visto dalla società, in particolare per via di alcuni fatti spiacevoli accaduti nel nostro paese per esasperate incomprensioni razziali. Più che dilungarci a raccontare un'altra volta la loro storia, ci soffermiamo a discutere di quelle che sono le problematiche principali di una famiglia come la loro.
"A parte le diffidenze iniziali delle rispettive famiglie di origine - spiega Salmi - come la paura della famiglia italiana a seguito dell'episodio dell'egiziano che aveva portato via i figli alla moglie, e a parte la preoccupazione della famiglia marocchina che cercava di sincerarsi che il matrimonio avvenisse davvero per amore, devo dire che se una coppia come la nostra va avanti, è perché c'è alla base un amore grande, soprattutto davanti al problema dei figli. I problemi di una coppia mista come la nostra insorgono principalmente quando ci sono i figli."
Qui entrano in gioco le regole più o meno pesanti di due religioni che hanno fatto la storia del loro paese e che ne hanno condizionato fortemente le usanze.
"Innanzitutto - ci dice Barbara - i figli devono portare nomi islamici, altrimenti là non li registrano. Se nasce un maschio, inoltre, va fatta subito la circoncisione, come chiede la fede musulmana". Poi, la religione imporrebbe ad un padre di educare i figli all'Islam. Nel caso di Novellara, Salmi ha deciso di lasciarli liberi di scegliere la fede che riterranno più vicina a loro dopo la matura età: "Nel momento in cui ho deciso di sposare un'italiana che è cattolica, non posso che lasciarli liberi di scegliere. Mia moglie è brava, mi dispiace di doverle mettere troppi paletti con la mia cultura. Io, poi, spero che i miei figli, così come mia moglie, diventino musulmani "
"Mia figlia a scuola fa anche l'ora di religione. Per me questo costituisce solo un arricchimento che riguarda la cultura del paese nel quale vive. Tuttavia, vedo che a scuola non si parla della cultura musulmana e vorrei ci fosse un'ora che tratta la storia delle religioni anziché l'ora di religione cattolica."
Lasciando un attimo da parte i figli, quali sono i punti di contrasto fra due persone che provengono da due realtà ancora molto diverse fra di loro?
"In Marocco molte volte Barbara ha incontrato usanze diverse, a partire da cose banali come il vestito che le viene richiesto di indossare per andare da certi parenti. Poi, ci sono dei posti in cui non puoi proprio entrare se si sa che sei credente di un'altra religione.
Questa cosa mi fa piangere il cuore, vorrei combattere questo atteggiamento e in parte mi sto dando da fare perché non sia sempre così. Mi piacerebbe chiedere al mio paese un atto di apertura all'Occidente, rendendosi per primo disponibile all'apertura di una Chiesa in una città importante del Marocco. Un segno per far capire che il Marocco vuole avere un atteggiamento di apertura! Anche perché noi abbiamo bisogno dell'occidente per poter lavorare? e dobbiamo ringraziare. Dobbiamo superare le rigidità della nostra cultura."
"A parte la religione - interviene Barbara - una cosa difficile di una coppia come la nostra è quella di integrare le tradizioni di due paesi diversissimi. Noi, ad esempio, non siamo abituati a fare spesso dei festeggiamenti ufficiali. I musulmani sono abituati ad organizzare pranzi, cene, banchetti cui partecipa un numero consistente di persone, in occasione degli avvenimenti più disparati della vita di una famiglia. Questo per me non è stato semplice, anche perché è un impegno economico che in alcuni momenti può risultare difficile sostenere.
Ogni qual volta si presentino queste occasioni, che, ripeto, nella loro cultura sono molto più numerose delle nostre battesimo-cresima-matrimonio, dobbiamo andare a queste vere e proprie feste con banchetti, musica, balli?".
Quando si parla di feste, a Salmi brillano gli occhi, é evidente che il significato che sta dietro a questi eventi sociali per lui ha radici profonde.
"In ogni caso - spiega Salmi - l'unico modo per poter andare avanti serenamente è che ciascuno mantenga la propria identità culturale. La mia religione rimane mia, quella di Barbara rimane sua, ed è giusto così. Bisogna lasciare la religione il più possibile fuori dalle questioni familiari. Quando poi ci sono in mezzo l'amore per un'altra persona e dei figli, i paletti rigidi di una cultura possono anche cadere".
Una cosa molto complicata è riuscire ad integrare i gruppi sociali di origine. "Ai festeggiamenti marocchini io sono l'unica italiana - dice Barbara - così come, quando usciamo con i miei amici, Salmi è l'unico marocchino e noi siamo comunque l'unica coppia mista. Difficile anche incontrare altre coppie miste. Se ci sono - e ci sono - è difficile incontrarle nei diversi ambienti. Si deve uscire con gli amici di lui o con quelli di lei. Parlare di integrazione fra le due comunità è davvero difficile".
Solo all'interno la coppia è riuscita a realizzare l'alchimia.
"Io, in una città come Reggio che è la capitale della solidarietà, e come Novellara, che ne rappresenta il fiore all'occhiello, sono il simbolo di una convivenza possibile. Appena arrivato qui, sono entrato come volontario in Croce Rossa per integrarmi con la comunità locale. Ho cercato di far conoscere la mentalità e la cultura islamica a Reggio per far capire che ci può essere uno scambio culturale forte anche fra gruppi etnici diversi. Bisogna saper aprire le porte alla cultura altrui e bisogna saper accettare le difficoltà che si incontrano dopo aver aperto quella porta. Bisogna superare la diffidenza e la paura del diverso! E il pregiudizio è sicuramente reciproco. Certe volte, anzi, i preconcetti e la paura degli immigrati nei confronti di chi sta ospitando sono ancor più forti di quelli della controparte. Per questo noi stranieri dobbiamo vincere per primi la nostra diffidenza."
Barbara: "Io ero molto guardinga prima di conoscere la famiglia di Salmi. Avevo paura. Poi è stata la conoscenza che mi ha fatto cambiare idea e ora la cosa è molto diversa. Ora so apprezzare le persone che valgono, all'interno di una cultura differente, al di là di ogni pregiudizio".
Di Chiara Celada
Fonte: http://www.reporter.it