Il modo in cui si mangia assume importanza nell'ottimizzazione della cura di molti disturbi neurologici e psichiatrici
Mangiare per prevenire le crisi di epilessia e i disturbi dell'umore?
"Mio figlio, che ha sette anni, ha avuto due episodi di convulsioni, per i quali si è resa necessaria cura farmacologia, ma ho anche sentito dire che la dieta potrebbe aiutarlo: è vero? E' efficace come i farmaci?"
E' un argomento delicato e quanto mai attuale non soltanto perché si parla di bambini ma perché sul rapporto tra cibo e disturbi neurologici ed anche psichiatrici si corre sempre il rischio di assumere posizioni estreme.
Diciamo quindi subito che il modo in cui si mangia, può assumere un importanza diversa in disturbi diversi ed in fasi cliniche diverse, importante per alcuni disturbi neurologici e psichiatrici .
Per quanto riguarda l'epilessia nei bambini, quanto ci domanda la signora si riferisce alla storica "dieta chetogenica", un regime alimentare molto severo ad alto contenuto di grassi e minimo di carboidrati (il rapporto tra grassi e la somma di carboidrati e proteine è di 4:1).
Questo regime alimentare venne proposto sino dagli anni ?20 proprio per l'epilessia infantile, quando ancora non erano disponibili farmaci per questa malattia. La dieta ha come scopo quello di "mimare" le condizioni metaboliche del digiuno.
Ancora oggi si ritiene che in alcune forme possa aiutare, grazie alle particolari condizioni metaboliche, a ridurre l'eccitabilità dei neuroni e quindi degli episodi critici.
Recentemente la dieta chetogenica è tornata all'attenzione dei media grazie ad alcuni studi scientifici statunitensi, in cui viene ribadita la sua efficacia, ma anche i suoi effetti collaterali (letargia, disidratazione e acidosi gravi,alterazioni comportamentali, aumento del rischio di infezioni, stitichezza grave e vomito), che non lo rendono un trattamento non facile né immune da rischi.
Infatti richiede un monitoraggio continuo delle condizioni metaboliche proprio per i possibili effetti collaterali.Non sarebbe pertanto più agevole né tollerabile di una cura farmacologia.
Vi sono poi interessanti ipotesi riguardo al rapporto tra intolleranze alimentari ed epilessia, ma anche altri disturbi neuropsichiatrici, tra i quali alcune forme di autismo (abbiamo recentemente pubblicato un articolo a questo riguardo : Pallanti et al Clinical Practice and Epid. 2005)
Comunque più di recente vi sono stati alcuni tentativi di applicazione anche nel Disturbo bipolare dell'umore ed i risultati sono stati piuttosto interessanti.
Sembra infatti che, anche qui in alcuni casi, possa servire a ridurre il rischio delle oscillazioni dell'umore, attraverso un meccanismo di stabilizzazione metabolica.
Sempre nei disturbi dell'umore è stata dimostrata l'efficacia dell'acido Folico su alcune dimensioni del disturbo dell'umore, ed in particolare sembra avere un ruolo nel migliorare i sintomi cognitivi, tipo difficoltà di attenzione, memoria e concentrazione .
Lo stesso vale per gli acidi grassi omega-3 contenuti nell'olio di pesce, oltre a essere composti endogeni al nostro organismo, che sembrano avere una potenziale efficacia nel disturbo bipolare.
Questo per considerare soltanto alcune condizioni ma il novero dei disturbi per i quali può essere utile una particolare attenzione alla alimentazione si sta allargando e gli studi diventano più convincenti.
Come sempre l'argomento non si risolve con un slogan semplificatori, del tipo "Mangiare per guarire" ma piuttosto apre un capitolo complesso riguardo all'utilità dell'alimentazione per l'ottimizzazione della cura di molti disturbi neurologici e psichiatrici e che recupera una dimensione della medicina, quella del regime di vita, antica ed attualissima.
Di Stefano Pallanti
Fonte: http://www.kwsalute.kataweb.it