Il Criminal Profiling è soltanto un mito hollywoodiano o una reale risorsa per investigatori e psichiatri alle prese con omicidi seriali?
Mito del Criminal Profiling. Secondo Massimo Picozzi, professore di criminologia all'Università Carlo Cattaneo ? LIUC di Castellanza e volto noto ai telespettatori per i suoi programmi tv sull'argomento serial killer: "Il tema dell'attribuzione di un delitto basata sull'analisi della scena del crimine è difficilissimo. Quello del Criminal Profiling è più un mito che una realtà, è una procedura che ha molti limiti. Per Profiling si intende quel procedimento che porta a formulare un identikit psicologico dell'assassino a partire dalle modalità del crimine.
Un profilo dovrebbe, e sottolineo dovrebbe, suggerire l'età, il sesso, la razza, lo stato civile, lo status socio-economico, il lavoro, il quoziente intellettivo, la carriera scolastica, lo stile di vita, l'aspetto fisico di un assassino. Non esistono molti studi scientifici che quantificano la validità del metodo di Profiling, le percentuali di successo vengono stimate forse troppo ottimisticamente dall'FBI nel 46 per cento, mentre David Canter della Scuola di Psicologia Investigativa di Liverpool nel 30 per cento. Quello che noi definiamo l'Effetto-Hollywood è pericolosissimo, perché ingenera aspettative nel pubblico che gli Psichiatri e gli investigatori non sono assolutamente in grado di soddisfare".
Il punto di vista degli investigatori. Carlo Bui, Direttore della III Divisione e dell'Unità per l'Analisi del Crimine Violento del Servizio di Polizia Scientifica della Polizia di Stato, è molto severo con gli approcci troppo ?psichiatrici' al tema omicidi seriali: "Il nostro punto di vista è eminentemente operativo. Dal 1995 alla UACV (Unità di Analisi del Crimine Violento) fronteggiamo i crimini seriali. L'esame della scena del crimine prevede il sopralluogo tecnico sul teatro del delitto nel caso di reati di particolare rilevanza. La task force dell'UACV ha poi il compito di esaminare il fascicolo ed effettuare il controllo di qualità di tutti gli atti relativi alle ispezioni effettuate.
Sul tema-Profiling si dicono, con tutto il rispetto, molte cretinate. Le scene degli omicidi sono luoghi assolutamente complicati. Direi che nel settore della semiotica investigativa c'è una grande simmetria tra il lavoro del patografo e quello dell'investigatore che analizza la scena del crimine. Non sono d'accordo con de Quincey che definiva l'omicidio una delle belle arti, non è credibile guardare ad un omicidio come ad un rituale immaginato da tempo e poi messo in pratica, magari disponendo il corpo della vittima secondo uno schema che vuole comunicare qualcosa alla polizia o a chi trova il cadavere. Su 4750 casi che abbiamo affrontato, solo nel 2 per cento dei casi si è trattato di omicidi premeditati".
Problemi e prospettive. Andrea Fossati, docente di Psicodiagnostica e di Metodi e Tecniche di Ricerca in Psicologia Clinica presso il Corso di Laurea Magistrale in Psicologia Clinica della Facoltà di Psicologia dell'UniversitàVita-Salute San Raffaele di Milano, è molto meno drastico: "Negli ultimi anni ci siamo concentrati soprattutto sul concetto di imputabilità e di rischio di recidiva, elaborando un indice di impulsività che utilizza parametri neuropsicologici, neurofisiologici, comportamentali e ambientali. Se la personalità ci dà questo tipo di informazioni, possibile che non vada ad influenzare la scena del crimine?
Il problema piuttosto è che il Profiling presenta una serie di imperfezioni: la scarsa affidabilità delle definizioni operazionali; la mancanza di pareri negativi, perché ci mancano testimonianze di investigatori che hanno fallito a causa di profiling errati; la scarsa incidenza di profili azzeccati; la mancanza di una precisa definizione dei metodi di Profiling; la persistenza di azioni investigative basate sull'intuito, su concetti errati o superati, o su studi condotti in piccola scala; la difficile ammissibilità come prove processuali dei profili.
Vero è che il delitto non è una circostanza ordinaria, neanche per un serial killer. La distinzione tra crimini organizzati e disorganizzati, tipica della scuola americana, è fittizia, i dati (come ha dimostrato uno studio pinieristico di David Canter) si incrociano e rendono impossibile distinguere tra le due matrici solo mediante l'analisi della scena del crimine".
Cesare Maffei, Professore Ordinario di Psicologia Clinica e primario del Servizio di Psicologia Clinica e Psicoterapia dell'Istituto Scientifico San Raffaele, chiosa: "La personalità precede il comportamento? Non è così chiaro. La personalità è stabile nel tempo? La personalità è stabile attraverso le situazioni? In questo campo sono più i dubbi che le certezze".
Di David Frati
Il Pensiero Scientifico Editore
Fonte: http://it.news.yahoo.com