Workshop intensivo organizzato il 25 e 26 marzo dal Gruppo Psicologia in Movimento
Il 25 (ore 15.00/19.00) e il 26 marzo (ore 10.00/18.00) il Gruppo di Psicologia in Movimento organizza un Workshop intensivo su 'Ansia e i disturbi da attacchi di panico: cosa sono e come affrontarli', presso lo Studio Medico Polispecialistico di Alfa Medica San Giovanni srl, in via della Ferratella in Laterano 33-39 (info: 333/6310485 ? 320/1191532).
L'ansia e i disturbi da attacchi di panico: cosa sono e come affrontarli
Nella società contemporanea, l'ansia e gli attacchi di panico, sono alcuni fra i più diffusi disturbi clinici, presenti nella popolazione.
Ma cos'è, dunque, l'ansia e cosa sono i disturbi da attacchi di panico?
L'ansia, viene definita da Freud (1926), come il risultato di un conflitto psichico inconscio, tra desideri sessuali o aggressivi rimossi provenienti dall'Es e le corrispondenti minacce di punizione ad opera del Super-Io.
In base a tale definizione, l'ansia viene intesa come un segnale della presenza di un pericolo nell'inconscio. A seguito di questo segnale, l'Io mobilita dei meccanismi di difesa, per impedire che sentimenti e pensieri inaccettabili raggiungano la consapevolezza. In altre parole, un desiderio istintuale o un impulso rimosso inammissibili, possono riemergere sotto forma di sintomi, ma molto spesso i pazienti che presentano ansia non hanno alcuna idea delle origini inconsce di tale disturbo, o in altri, l'ansia può essere collegata ad una paura cosciente, accettabile, che però maschera una preoccupazione più profonda e meno riconoscibile.
Fra i numerosi disturbi che fanno parte del quadro ansioso, meritano particolare interesse, a motivo della loro frequenza, i disturbi da attacchi di panico. Tali disturbi, durano solo alcuni minuti, ma causano a chi li sperimenta molta angoscia; fra i sintomi fisiologici correlati agli attacchi di panico, vi sono: soffocamento, vertigini, sudorazione, tachicardia, tremore, spesso, sensazione di morte imminente.
Dal punto di vista della comprensione psicodinamica sull'origine del disturbo, ricerche empiriche ed osservazioni cliniche ipotizzano, nel soggetto che manifesterà gli attacchi di panico, la presenza di fattori stressanti significativi, che precedono l'inizio dell'esordio del disturbo.
Tali fattori tendono ad essere correlati con un'alterazione, nella vita della persona, del livello delle aspettative nei suoi confronti. Sono spesso implicati cambiamenti nelle aspettative legate alla situazione lavorativa, o perdite di figure significative nella vita del soggetto. Molti di questi eventi sono associati a preesistenti esperienze infantili, nelle quali era stato minacciato l'attaccamento ad un genitore o ad un'altra persona significativa.
Un altro comune denominatore rilevato dagli studi nei soggetti affetti dal disturbo, sono la percezione che i genitori nell'infanzia fossero stati minacciosi, critici, controllanti ed esigenti.
Per la maggior parte di queste persone, nell'infanzia, la rabbia e l'aggressività erano difficili da esprimere e gestire.
Dal punto di vista fisiologico, una teoria patogenetica, sostiene che i pazienti con disturbo da attacchi di panico hanno una vulnerabilità neurofisiologica predisponente, che può interagire con specifici fattori stressanti ambientali nel produrre il disturbo. Sostanzialmente, l'attacco di panico è il risultato di un conflitto psicologico inconscio.
Nello specifico, desideri rimossi ed impulsi aggressivi non elaborati, che in concomitanza con specifici eventi scatenanti, creano un segnale d'ansia cosi' intenso, da trasformarsi in un vero e proprio attacco di panico (sempre alla presenza, nell'individuo, di un substrato neuronale necessario e sufficiente a trasformare l'ansia in panico).
Il significato "difensivo" dell'attacco di panico è che "bloccando" momentaneamente il soggetto, intrappolato in paralizzanti sintomi fisici e psichici, lo preservano dall'affrontare situazioni in cui i desideri inconsci e gli impulsi aggressivi, potenzialmente potrebbero essere agiti distruttivamente nella realtà.
Ma è possibile affrontare tale disturbo?
Attraverso la psicoterapia (e laddove necessario, utilizzando anche un supporto farmacologico), i pazienti hanno l'occasione per comprendere l'origine e il significato inconscio del disturbo e cogliere l'aspetto positivo dei sintomi e il potenziale energetico trasformativo insito in essi. Quindi, attraverso un apposito percorso di lavoro, i vissuti patogeni e paralizzanti del disturbo sono trasformabili in energia positiva e vitale, utilizzabile costruttivamente al servizio dell'individuo, che può in tal modo uscire dal tunnel penoso del disturbo e avventurarsi nuovamente nel mondo.
Di Monica Barassi
Fonte: http://www.abitarearoma.net