In termini riassuntivi possiamo dire che, attraverso l'indagine condotta, abbiamo avuto modo di osservare come, in tema della sofferenza emozionale infantile, esistono diversi processi attribuzionali di responsabilità, che agiscono in senso dinamico al di sotto dell'atto reale del dolore inferto al bambino. È vero che le considerazioni in merito all'identificazione di una responsabilità genitoriale nell'indagine della sofferenza mentale, agiscono anche su un capovolgimento di fronte della teoria classica che vede nel bambino il menzognero narratore di vissuti d'abuso delle figure genitoriali.
Indubbiamente però il nostro interesse si concentra prevalentemente sulla mera possibilità d'esistenza di una congruenza letteralmente plausibile tra il racconto del paziente vittima di abusi emozionali, e la realtà obiettiva degli eventi. Per cui, quest'intervento ha voluto semplicemente essere un particolare contributo alle trame più sottili della sofferenza infantile. A quelle taciute sofferenze che spesso, in nome di una forma "nera" della pedagogia collettivamente riconosciuta, si rendono visibili solo attraverso la manifestazione sintomatica di una sofferenza psichica dell'adolescenza o addirittura dell'età adulta e nella scelta del proprio partner (Baldaro Verde, 1992).
Momenti cardini di un'angoscia interiore che si ripercuote nel tempo e attraverso le generazioni, attraverso la circolarità di un evento traumatico che prende le mosse da un evento o da una modalità di trattamento del caregiver e diventa, col tempo e con le generazioni, un tutt'uno con la circolarità e la continuità perpetrata dell'educazione genitoriale nella veste di un trauma interiore e profondo delle nature emozionali dell'uomo.
Dr Michele Accettella