La fototerapia migliora l’insonnia e i sintomi della depressione

By | 2013-10-15T10:49:29+00:00 15 Ottobre 2013|Depressione e Disagio Psicologico, Narcisismo|

Quando la depressione arriva con il brutto tempo: la Sindrome Affettiva Stagionale

E’  arrivato l’autunno: le giornate si accorciano, la temperatura si abbassa e.. l’umore ne risente. L’arrivo dei primi freddi comporta il riacutizzarsi di molte forme depressive e rappresenta un periodo a rischio per l’insorgere della  Depressione Stagionale.
La Sindrome Affettiva Stagionale  ( SAD)  e’ un disturbo caratterizzato da sintomi simili a quelli della depressione. che insorge in particolari periodi dell’anno ( solitamente tra ottobre e novembre quando le giornate cominciano ad accorciarsi) e scompare con l’arrivo della primavera.
Le persone affette da SAD lamentano apatia e svogliatezza, malinconia e irritabilità, calo della libido ed un forte desiderio di dolci o carboidrati che può condurre ad un aumento di peso indesiderato.
Un altro sintomo comune e’ l’eccessiva stanchezza che non scompare neppure dopo una notte di sonno. I pazienti che soffrono di SAD riferiscono di dormire a lungo ma di svegliarsi piu’ stanchi di quando sono andati a letto.

Perche’ il sole mette di buon umore
La relazione tra luce solare e’ tono dell’umore e’ ben  documentata. Nei paesi nordici , per esempio, caratterizzati da un inverno lungo e rigido, il tassi di depressione sono superiori a quelli dei paesi del sud del mondo.
Nel caso della Depressione Stagionale si e’ ipotizzato che che la minore esposizione alla luce solare che si ha durante la stagione invernale possa causare,nelle persone predisposte, un alterazione della chimica celebrale.
Nello specifico sembra che  la carenza di  luce solare influenzi il livello di Serotonina del sistema neuropsicologico, con il conseguente calo di umore ed energie e che porti  ad una diminuzione  della quantità di Melatonina, un ormone fondamentale alla base dei ritmi psico-biologici vitali dell’individuo.

La fototerapia che aiuta  l’umore
I sintomi del Disturbo Affettivo Stagionale migliorano con l’esposizione alla luce solare. Chi soffre di Sad dovrebbe cercare di trascorrere almeno 30 minuti al giorno all’aria aperta: sembra che persino l’esposizione ai deboli raggi del sole invernale possa migliorare il tono dell’umore.
La fototerapia e’ la migliore arma contro questo specifico disturbo consiste nell’esporsi a grandi quantità di luce naturale simulata, attraverso un apparecchio denominato “LightBox.
La light box e’ una lampada che emette un intensità di luce di 10.000 lux , pari a quella della luce esterna poco dopo l’alba  e 10 o 20 volte superiore a quella della normale luce artificiale.
La fototerapia sembra avere  un benefico effetto anche sull’insonnia dei pazienti depressi. L’esposizione ad una luce ad ampio spettroo anticipa l’orologio biologico che regola il ritmo veglia-sonno che nei pazienti depressi pare abbia una desincronizzazione interna in ritardo.

 

 

 

Notizie : La felicità è contagiosa

By | 2013-01-31T10:52:10+00:00 31 Gennaio 2013|Narcisismo|

 La gioia comincia da te  

Vi è mai capitato di sentirvi bene e contenti solo stando accanto a una persona felice e sorridente? Sappiate che la vostra non è solo un’impressione, ma una reazione psicologica e fisiologica dotata di solide basi scientifiche.

Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista “British Medical Journal” ha stabilito con una relazione matematica che la felicità è contagiosa e, proprio come un virus, è tanto più probabile essere felici quanto più si sta vicini a persone gioiose e serene.

Meno metri ci separano da un nostro amico felice tanto più sarà probabile che ci sentiremo felici anche noi.

A mettere a punto questa teoria della felicità sono stati due scienziati anglosassoni, Nicholas Christakis della Medical School di Harvard e James Fowler, sociologo dell’Università della California (San Diego).

Dai calcoli degli studiosi risulta che la probabilità d’essere felici aumenta del 42% se si vive a meno di un chilometro di distanza da un amico felice e del 22% se si vive a meno di tre chilometri di lontananza. (altro…)

Libro: Chi ha paura dell'umore nero? Il lato positivo delle emozioni negative

By | 2012-02-05T12:45:34+00:00 4 Febbraio 2012|Narcisismo, Libri di Psicologia, Depressione e Disagio Psicologico|

Tutti noi vorremmo provare solo emozioni positive: svegliarci al mattino pieni di gioia ed entusiasmo, essere sempre positivi e ottimisti, sentirci felici, grati e innamorati.
Ma la realtà è ben diversa e spesso le cosidette emozioni negative come la rabbia, la tristezza, la noia, l’invidia  diventano una parte imprescindibile della nostra esperienza di vita.
La maggior parte delle persone quando sperimenta un’ emozione negativa che considera ingiustificata cerca di negarla, di combatterla oppure reagisce colpevolizzandosi (” non dovrei provare questa emozione”) o considerandosi pazzo, squilibrato, o anormale.
Quante volte ho sentito dire da una persona depressa che si incolpa per la sua depressione: ” Ho tutto nella vita, non ho nessun diritto di stare male”.
Eppure  sappiate che provare tutte queste emozioni è normale e anche necessario: perfino le nostre emozioni negative possono avere un lato positivo e aiutarci, a condizione di saperle sfruttare a proprio vantaggio.
Per esempio la depressione può indicarci che stiamo tradendo una parte profonda di noi stessi, che non stiamo vivendo la nostra vita ma la vita che altri hanno deciso per noi.
Questo libro offre numerosi consigli pratici per riuscire a leggere le nostre emozioni, anche quelle più disturbanti:  si tratta di un testo che indica le nuove strade aperte dalla ricerca psicoterapica e aiuta a comprendere, accettare e gestire tutte le vostre emozioni, per vivere bene con con se  stessi e con gli altri.
Il testo, caratterizzato da un linguaggio chiaro e arricchito da numerosi esempi pratici, è rivolto a tutti coloro che desiderano conoscersi meglio e a quanti — terapeuti, ricercatori clinici, professionisti dell’aiuto  vogliano saperne di più su emozioni, stati d’animo e strategie di «resilienza emotiva».

Perché leggerlo: il libro offre un punto di vista alternativo sulle cosidette  “emozioni negative”, evidenziandone la funzionalità e mostrando come queste emozioni, quando vengono comprese e analizzate possano trasformarsi in punti di forza.

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Notizie : L'odore del tuo corpo rivela la tua personalita'

By | 2012-02-05T12:56:03+00:00 17 Dicembre 2011|Narcisismo|

La personalità e forse anche la salute può essere rivelata dall’odore del proprio corpo secondo un recente ricerca sull’argomento.

Ognuno ha la sua personalità, così come ognuno ha il suo personale odore corporeo – quello vero, naturale, e non coperto dai profumi sintetici. Così, pare che chi è ansioso abbia un odore particolare, allo stesso modo di chi è estroverso o introverso, allegro o triste, calmo o nervoso… e via discorrendo. In quest’ottica, poi, un “cattivo” odore potrebbe anche segnalare una cattiva salute.
A supportare la tesi che il profumo del corpo parli della persona è un nuovo studio condotto da un gruppo di ricercatori polacchi dell’Università di Wroclaw, coordinati dalla dottoressa Agnieszka Sorokowska, i cui risultati sono stati pubblicati sull’European Journal of Personality. (altro…)

Vuoi prevenire la depressione? Bevi almeno due tazzine di caffe' al giorno.

By | 2011-11-21T08:25:36+00:00 15 Novembre 2011|Narcisismo|

 Buone notizie per gli amanti del caffè: una tazzina di caffè non è solo un piacere per il palato ma anche per la psiche. Anzi, se si arriva a un minimo di due è meglio: le donne che bevono tra le 2 e le 4 tazzine al giorno sono infatti più protette dalla depressione rispetto a chi ne beve poco o per nulla.
La scoperta, pubblicata su Archives of Internal Medicine, è frutto degli studi compiuti dai ricercatori della Harvard Medical School di Boston (Usa) su 50 mila infermiere.
I ricercatori hanno esaminato i dati raccolti in 10 anni, dal 1996 al 2006, sulle abitudini alimentari delle partecipanti allo studio.
Da cosa l’effetto sia provocato non è ancora chiaro, spiegano i ricercatori, e per indagarlo saranno necessari ulteriori studi: la caffeina dovrebbe però ricoprire un ruolo di primaria importanza, dal momento che il caffè decaffeinato non sortisce lo stesso effetto.
Dall’incrocio dei dati è emerso che, rispetto alle donne che bevono una tazzina o meno a settimana, le signore che consumano 2-3 tazzine di caffè al giorno hanno un 15% di rischio in meno di sviluppare la depressione, mentre per le donne che bevono quattro o più tazzine al giorno si parla di un pericolo inferiore del 20%. Delle 50 mila donne esaminate, 2.600 hanno sviluppato la depressione nel corso dello studio: e, tra queste, le non bevitrici o le scarse bevitrici di caffè erano percentualmente maggiori rispetto alle amanti della bevanda nera.
Dallo studio è anche emerso che i bevitori assidui di caffè sono più propensi a fumare, bere alcol e sono meno frequentatori di gruppi ecclesiastici e di volontariato.
Ma allo stesso tempo corrono anche un rischio inferiore di essere sovrappeso e di sviluppare pressione alta e diabete.
( Fonte:   www.salute24sole24ore. com . )
Insomma, la depressione si combatte anche a tavola: non solo il caffè avrebbe un effetto antidepressivo ma anche il pesce. Da tempo è noto che il consumo regolare di pesce  ( 3 volte alla settimana) o in alternativa di olio di pesce ha un azione benefica sul tono dell’umore.

Rischio marijuana: negli uomini puo' causare disfunzioni sessuali

By | 2011-11-14T21:37:45+00:00 13 Novembre 2011|Narcisismo|

  Tempi duri per i fumatori di marijuana.Gli uomini che fumano regolarmente marijuana possono incorrere in disfunzioni sessuali come la difficoltà a raggiungere l`orgasmo o, all`opposto, l`eiaculazione precoce. Ad affermarlo è uno studio condotto da un gruppo di ricercatori de La Trobe University di Melbourne (Australia) guidati Marian Pitts, dal quale emerge che gli uomini che fanno uso di cannabis possono avere fino a quattro volte più difficoltà nel raggiungere l`orgasmo o, viceversa, possono soffrire di eiaculazione precoce fino a tre volte in più rispetto ai non fumatori.
Lo studio si è basato sull`analisi dei dati raccolti nel corso di interviste telefoniche rivolte a 8.656 uomini e donne australiani tra i 16 e i 64 anni.
Purtroppo questo non è il solo effetto negativo della marijuana: secondo altri studi il consumo continuativo di ” erba” ridurrebbe la fertilità maschile e aumenterebbe del 70% il rischio di contrarre il cancro ai testicoli in particolare se si è cominciato a fumare spinelli prima dei 18 anni.
( fonte : www.salute24.ilsole24ore.com).
E dal punto di vista psicologico?  Cinque anni di consumo regolare di cannabis raddoppierebbero  il rischio di psicosi, in particolare se si fuma una varietà ” skunk” .
La skunk contiene infatti una maggiore quantità di THC (Tetraidrocannabinolo), uno dei maggiori e più noti fra i principi attivi della cannabis e durante gli esperimenti questa sostanza si è dimostrata un ingrediente psicoattivo capace di produrre allucinazioni e deliri. 
E’ ancora poco indagata la relazione tra marijuana e la depersonalizzazione, un disturbo psicologico di tipo dissociativo che comporta l’esperienza di sentirsi un osservatore estraneo del proprio corpo.
Tuttavia in rari casi il consumo anche occasionale di marijuana può innescare dei severi sintomi di depersonalizzazione che tendono a persistere per dei mesi.

Psicologia dell’uomo che ha paura di impegnarsi 2: le paure di lui

By | 2016-06-01T12:35:53+00:00 12 Ottobre 2011|Amore e disamore, Narcisismo|

Dal numero di lettere che ricevo sull’argomento ho avuto l’ennesima conferma quanto la paura di impegnarsi in una relazione sia una problematica sempre più diffusa e sentita.
Alcune  persone vorrebbero  innamorarsi ma non ci riescono oppure si concedono solo amori impossibli con partner non disponibili .
Altri  si lamentano di stancarsi facilmente dopo un inizio pieno di promesse ed entusiasmo: dopo i primi tempi in cui sembra di aver trovato l’amore con la A maiuscola del partner non si vedono che i difetti, lui/ lei sembrano all’improvviso banali, scontati, scialbi. (altro…)

Notizie di psicologia: Depressi a 40 anni? Colpa di una U. La felicita' sale, scende ma a 60 anni torna il sorriso

By | 2011-06-28T18:59:04+00:00 26 Giugno 2011|Depressione e Disagio Psicologico, Narcisismo|

Uno studio inglese rileva che in Europa un quarantenne su 10 ha assunto almeno un antidepressivo nel corso del 2010. 
Quarant’anni dovrebbero essere un periodo della vita in cui le persone sono all’apice della loro realizzazione e invece, un recente studio europeo, pubblicato dall’IZA Institute di Bonn, dimostra che proprio a 40 anni si è più depressi.
I ricercatori delle Università di Warwick e di Stirling hanno scoperto che  i quarant’anni sono una fascia d’età  in cui il consumo di antidepressivi sale vertiginosamente.
In vetta alla classifica  sull’uso degli antidepressivi, ci sono Inghilterra, Portogallo, Francia e Lituania, mentre l’Italia si posiziona molto in basso con appena l’1% della popolazione di 40enni alle prese con i farmaci antidepressivi per più di quattro volte a settimana.
Le consumatrici maggiore di antidepressivi sono le donne divorziate o separate.
 Nella nostra società così opulenta e piena di certezze – commenta  Andrew Oswald, coautore dello studio – ci sono troppe persone che si affidano alla possibilità di una felicità chimica”.
Ma perché proprio a 40 anni? L’ipotesi dei ricercatori è che la felicità segua una linea a “U”.
In pratica, il benessere psichico ha un picco positivo in giovane età, poi cala fino a un minimo intorno a quota 40, per poi reimpennarsi in età avanzata.
La depressione, invece, ha il suo picco massimo proprio intorno ai 40-44 anni quando siamo impantanati in una vita di stress e tensioni sia al lavoro che nella vita privata.
“Da giovani – spiega Oswald -siamo felicemente ottimisti ma abbiamo aspirazioni impossibili, tipo vincere il torneo di Wimbledon o avere tanti soldi da poter vivere a Wimbledon. Poi quando siamo a metà strada nella vita, ci rendiamo conto di quanto sia difficile realizzare i nostri sogni e sperimentiamo il fallimento”. E questa è una fase dolorosa che può spiegare il motivo per cui tanta gente si affida a un farmaco”.
“Il maggior consumo di antidepressivi da parte dei quarantenni – dice il professor Alberto Siracusano, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Roma Tor Vergata – segnala la necessità di un trattamento della depressione in una fascia d’età delicata perché è quella in cui si cominciano a fare dei bilanci su vari aspetti della vita. 
Poi superata questa fase di consapevolezza, si arriva ai 50 anni e la saggezza dell’età ci aiuta ad accettare le imperfezioni della nostra vita. Così gradualmente, intorno ai 60 anni, torna il sorriso.

Libro: La dipendenza sessuale. Quando il sesso puo' uccidere

By | 2019-05-05T15:48:28+00:00 18 Giugno 2011|Narcisismo, Libri di Psicologia, Affettività e sessualità, Depressione e Disagio Psicologico|

La dipendenza sessuale è un fenomeno in crescita esponenziale. I dipendenti sessuali sono persone ” normali”: spesso sono uomini e donne con una buona cultura, un buon lavoro e un rapporto  di coppia stabile ma che conducono una vita segreta.
Una vita fatta di locali di scambisti, di sesso con le prostitute consumato velocemente nella pausa pranzo, di masturbazione compulsiva, di chat erotiche con sconosciuti  e via dicendo.
Come tutte le  forme di dipendenza, la dipendenza sessuale comporta un progressivo allontanamento dalla realtà:  pian piano chi soffre di questa patologia arriva al punto di  mettere a rischio il matrimonio, la vita sociale e persino la professione ( ho conosciuto persone che erano costrette ad assentarsi durante le ore lavorative per avere degli incontri sessuali).
Il libro, scritto da uno psicoterapeuta esperto nel campo delle dipendenze, esplora molto bene i meccanismi psicologici alla base della dipendenza, raccontando le storie di uomini e donne affetti da sessual adiction.
L’autore propone inoltre dei test di autovalutazione per capire se si sta sviluppando una dipendenza sessuale e fornisce delle indicazioni sui possibili percorsi terapeutici da intraprendere per guarire da questa pericolosa patologia.

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Psicologia dell’uomo che ha paura di impegnarsi

By | 2019-05-05T15:58:37+00:00 16 Maggio 2011|Amore e disamore, Narcisismo|

Quando lui sparisce
Dopo un incontro memorabile , lui “sparisce” per giorni o settimane (non si fa sentire, non risponde ai vostri sms o risponde molto freddamente restando sul vago sulla data di un prossimo incontro)..per poi ricomparire all’improvviso, come se niente fosse, proprio quando eravate sul punto di cancellarlo dalla vostra rubrica del cellulare e dalla vostra vita.

E quando lui si degna di chiamarvi dopo un lungo silenzio, la rabbia che avete accumulato in questa fase di “silenzio stampa” si scioglie come neve al sole e finite per “ricaderci” contro ogni logica e buon proposito. (altro…)