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L’abuso è un fenomeno ancora poco conosciuto e la cui frequenza è ampiamente sottostimata. All’attenzione dell’opinione pubblica arrivano solo i casi di violenza più eclatanti : il resto degli abusi si consuma in segreto tra le mura domestiche.
Benché gli esperti del settore siano concordi nell’affermare che un abuso protratto nel tempo comporta degli effetti a lungo termine sulla personalità di chi lo subisce, poche ricerche sono volte ad aiutare gli adulti che hanno subito degli abusi durante l’età della crescita.

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 Quando la nascita di un bimbo non porta  solo felicità

 A  volte la nascita di un figlio molto desiderato  non porta tutta quella felicità che si era immaginato di provare..al contrario si finisce quasi per pentirsi di aver messo al mondo un bambino. 
Nella nostra società in cui il ruolo materno viene idealizzato può essere  difficile  per una donna ammettere di soffrire di depressione post partum.
Eppure si tratta di un problema molto comune ( e perfettamente curabile): una ricerca del 2008 sull’argomento ha stimato che  almeno il 15% delle neomamme soffra di depressione post partum.  (continua…)

  Il disturbo bipolare 
 
Il disturbo bipolare (conosciuto dalla maggioranza della gente con il termine improprio di “depressione bipolare”) è un disturbo dell’umore caratterizzato da un alternarsi di fasi di profonda depressione a fasi di intensa felicità, di euforia e di eccessivo benessere.
Questi stati dell’umore possono persistere per settimane o mesi e creano un significativo disagio nelle relazioni interpersonali e limitazioni nel rendimento scolastico e lavorativo.     

Quali sono i sintomi della depressione bipolare?
Il sintomo principale del disturbo bipolare è l’alterazione dell’umore che passa (a volte senza una causa apparente) da uno stato depressivo ad uno stato di esagerata euforia (stato maniacale o, nei casi più lievi stato ipomaniacale) . (continua…)

Uno studio inglese rileva che in Europa un quarantenne su 10 ha assunto almeno un antidepressivo nel corso del 2010. 
Quarant’anni dovrebbero essere un periodo della vita in cui le persone sono all’apice della loro realizzazione e invece, un recente studio europeo, pubblicato dall’IZA Institute di Bonn, dimostra che proprio a 40 anni si è più depressi.
I ricercatori delle Università di Warwick e di Stirling hanno scoperto che  i quarant’anni sono una fascia d’età  in cui il consumo di antidepressivi sale vertiginosamente.
In vetta alla classifica  sull’uso degli antidepressivi, ci sono Inghilterra, Portogallo, Francia e Lituania, mentre l’Italia si posiziona molto in basso con appena l’1% della popolazione di 40enni alle prese con i farmaci antidepressivi per più di quattro volte a settimana.
Le consumatrici maggiore di antidepressivi sono le donne divorziate o separate.
 Nella nostra società così opulenta e piena di certezze - commenta  Andrew Oswald, coautore dello studio – ci sono troppe persone che si affidano alla possibilità di una felicità chimica”.
Ma perché proprio a 40 anni? L’ipotesi dei ricercatori è che la felicità segua una linea a “U”.
In pratica, il benessere psichico ha un picco positivo in giovane età, poi cala fino a un minimo intorno a quota 40, per poi reimpennarsi in età avanzata.
La depressione, invece, ha il suo picco massimo proprio intorno ai 40-44 anni quando siamo impantanati in una vita di stress e tensioni sia al lavoro che nella vita privata.
“Da giovani – spiega Oswald -siamo felicemente ottimisti ma abbiamo aspirazioni impossibili, tipo vincere il torneo di Wimbledon o avere tanti soldi da poter vivere a Wimbledon. Poi quando siamo a metà strada nella vita, ci rendiamo conto di quanto sia difficile realizzare i nostri sogni e sperimentiamo il fallimento”. E questa è una fase dolorosa che può spiegare il motivo per cui tanta gente si affida a un farmaco”.
“Il maggior consumo di antidepressivi da parte dei quarantenni – dice il professor Alberto Siracusano, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Roma Tor Vergata – segnala la necessità di un trattamento della depressione in una fascia d’età delicata perché è quella in cui si cominciano a fare dei bilanci su vari aspetti della vita. 
Poi superata questa fase di consapevolezza, si arriva ai 50 anni e la saggezza dell’età ci aiuta ad accettare le imperfezioni della nostra vita. Così gradualmente, intorno ai 60 anni, torna il sorriso.

La depressione è una condizione psicologica che può esprimersi con sintomi diversi da persona a persona e in diverse fasi della vita.
Per questo motivo molte forme di depressione, soprattutto nei bambini e negli anziani, non vengono diagnosticate e trattate adeguatamente ma vengono confuse con   altre problematiche : così capita che la depressione nel bambino venga scambiata dai genitori per iperattività, nel adolescente per  inquietudine e nell’anziano per demenza senile.
Nell’adulto invece la depressione viene spesso mascherata dall’insonnia e dalla stanchezza cronica.
Questo articolo si propone di far luce brevemente sui sintomi della depressione anche quelli meno conosciuti dai non addetti ai lavori. (continua…)

“Nessuno mi ama”, “Mi sento solo”, “Nelle relazioni con gli altri sono sempre io quella che da e mai quella che riceve”, queste considerazioni negative sulle proprie relazioni interpersonali sono tipiche della depressione.
La depressione, infatti, è un disagio psicologico che interferisce significativamente sul funzionamento sociale della persona depressa: chi è depresso ha spesso il vissuto che a nessuna delle persone che lo circondano importi qualcosa di lui, e che nessuno possa capirlo e aiutarlo. (continua…)

Da quando ho cominciato la mia attività di psicologa on line su ilMioPsicologo.it, ricevo svariate lettere al giorno da parte di persone che sono depresse e che vorrebbe togliersi la vita, ma non hanno il coraggio di farlo.

Altre lettere provengono da persone che hanno tentato più volte il suicidio senza riuscirci, e che sono giunte alla terribile conclusione di non essere capaci di far niente, neanche di morire.

Quello che ogni volta mi stupisce, è che si tratta di persone che, apparentemente, non avrebbero nessun motivo per desiderare la morte: sono giovani, in buona salute, hanno un lavoro, una famiglia, una vita “normale”. (continua…)

Della serie: “So quello che non voglio ma non so quello che voglio”.
Hai 27 -28 anni o forse hai superato da tempo la trentina, eppure non sai ancora cosa vuoi dalla vita, (ma sai benissimo quello che non vuoi). Oppure, hai tanti sogni e aspirazioni ma questi sono vaghi e confusi: un mese vuoi aprire un bar a Cuba, il mese dopo pensi di riprendere l’università, il mese dopo ancora hai già abbandonato l’idea di continuare gli studi e sogni una carriera nel mondo dello spettacolo.

Detesti la noia, la routine, l’eccesso di responsabilità, le banalità e sogni una vita avventurosa, libera, piena di amicizie, di amore e di divertimento, ma non riesci a concretizzare le tue aspirazioni e ti limiti a vivere alla giornata senza fare alcun progetto (serio) per il futuro. (continua…)

Che cos’è la depersonalizzazione?
Può succedere per la prima volta quando ti svegli oppure mentre stai guidando o in qualsiasi altra situazione.

All’improvviso, inspiegabilmente, qualcosa cambia.
Le persone e gli oggetti intorno a te sembrano diversi: strani, stranieri. Anche tu ti senti strano come se fossi un extraterrestre appena sbarcato su un altro pianeta…

Ogni spontaneità e gioia di vivere era scomparsa.
I miei pensieri ruotavano ossessivamente intorno alla stranezza della mia esistenza: perché esisto?
Perché io sono io e non qualcun altro? (continua…)