Voglio stare con te, non voglio stare con te: l’ambivalenza nelle relazioni

Non riesco a capire se ti amo o no..
Innamorarsi dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo. Ma non per te. Stai da tempo con qualcuno e ancora non riesci a capire che cosa provi nei suoi confronti. Certe volte ti sembra di amarlo/a, altre volte non riesci a sentire nulla per lui/lei, se non un vago senso di soffocamento e di noia quando state insieme e ti chiedi se non sarebbe meglio per tutte e due lasciarsi. In fondo se ti senti così apatico/a significa che non sei innamorato/a , no? Solo che quando provi ad allontanarti, non riesci a resistere: ti manca troppo e poi  impazzisci all’idea di vederlo/a con un altro/a.
Forse non sei tu ad avere questa problematica ma  stai leggendo questo articolo per cercare di capire meglio il tuo partner che ti confonde con il suo comportamento ambiguo e contradditorio.

Tutte le relazioni sono un po’ ambivalenti
Molte persone pensano che già il solo fatto di chiedersi se si ama significhi automaticamente non amare, peggio ancora se si avvertono talvolta dei sentimenti negativi nei confronti del partner o se si notano  dei suoi piccoli difetti che però infastidiscono in modo insopportabile.
In fin dei conti se fosse la persona giusta non dovrebbe esserci alcun dubbio no?
Siamo  un po’ tutti vittime del pregiudizio culturale che ci vorrebbe innamoratissimi accanto ad un partner perfetto con cui avere un intesa quasi perfetta.
Le relazioni sono invece complicate, fragili e imperfette e persino quelle più solide come quelle madre/ figlio non sono esenti dall’ambivalenza ( coesistenza di sentimenti contrastanti e di desideri contradittori nei confronti dell’ altro e della relazione). Un  esempio classico di ambivalenza insito nella natura umana è il conflitto tra il bisogno d’affetto, sicurezza e appartenenza e quello di indipendenza e libertà.
Per esempio, una madre potrebbe adorare suo figlio ed essere soddisfatta della sua vita familiare ma qualche volta, nei momenti di maggior stanchezza, invidiare le amiche single che vivono una vita più libera e spensierata.
Inoltre anche nelle migliori relazioni dovremo sempre fare i conti con gli aspetti dell’ altro/a che non ci piacciono e che troviamo irritanti, pesanti, noiosi.
Possiamo amare qualcuno  con tutto il cuore ma anche non sopportarlo quando si comporta in un certo modo. E’ normale.
Quando non si comprende la propria ambivalenza, si finisce per credere che se non si pensa al proprio partner 24h /h o in certe situazioni si provano dei sentimenti negativi nei suoi confronti o addirittura si fantastica come sarebbe stare con un altro/a, allora non è  vero amore. Se fosse vero amore  non ci dovrebbero essere dubbi, no?

Come gestire l’ambivalenza
Il miglior modo per gestire l’ambivalenza è quella di osservarla, conoscerla e comprenderla. Spesso  ricevo  mail del tenore ” Certe volte guardo il mio fidanzato/a e mi sembra brutto/a e non mi piace più. Mi aiuti dottoressa, come posso non provare più queste emozioni?”. Risposta: non si può evitare di provare certe emozioni indesiderate ( noia, rabbia, paura, ecc) e non si può neppure provarne a comando certe altre (gioia, amore, attrazione).
Anzi, non c’è niente come pretendere di provare solo determinate emozioni per togliere alla relazione spontaneità e gioia e per appesantire ogni incontro con un eccesso di aspettative che certo non giovano al  rapporto.
Pretendere di sentirsi sempre innamorati o in sintonia con l’ altro/a è come pretendere che ci sia sempre il sole e avere paura che se un giorno piove, pioverà per sempre.
Fuori di metafora, per gestire l’ambivalenza bisogna accettare i dubbi, le paure, i sentimenti negativi che ogni tanto insorgono senza drammatizzare o  prenderli come la verità ultima sul rapporto ma solo come un indicazione di come ci sentiamo con il nostro partner in quel determinato momento.
Le emozioni sono per loro natura mutevoli, vanno e vengono, però possono essere degli aiuti preziosi se riusciamo a decodificare il loro messaggio ( es :” provo ansia quando c’è troppa  vicinanza emotiva, forse stiamo correndo troppo”, ” mi arrabbio tanto perché mi ricorda mio padre e ho paura di rivivere le stesse sensazioni”, ” mi fa sentire soffocato come mia madre, ho bisogno di mettere dei limiti”)

Quando l’ ambivalenza è troppa: non posso stare né con te né senza di te
Se è vero che un po’ di ambivalenza è sempre presente anche in una relazione solida e affettuosa, alcune relazioni sono dominate dall’ambivalenza.
Si tratta di rapporti complessi caratterizzati da continue rotture e riconciliazioni in cui si oscilla, nei casi più estremi, tra l’amore e l’odio verso l’altro che viene percepito come un nemico da cui difendersi.  Sono quelle che coppie che dopo essersi fatte reciprocamente molto male con tradimenti, ripicche, violenze verbali e fisiche tornano insieme follemente innamorati dicendo che non possono vivere l’uno senza l’ altra ( almeno fino alla prossima crisi).
Nei casi meno gravi nella relazione si alternano momenti di calore e condivisione emotiva ad altri di freddezza e distacco in cui non si riesce a riconoscere l’importanza dell’ altro che viene svalutato e visto soprattutto nei suoi difetti.
La conseguenza dell’ambivalenza è una forte sofferenza; chi l’avverte è imprigionato in un conflitto “non posso  vivere né con te né senza di te”.
Chi vive questo conflitto tende ad imputarne la colpa al  partner che “è fatto male” e crede che se lui/lei fosse diverso ( più interessante o premuroso o sexy o altro) non ci sarebbero questi problemi.
Il problema però non è mai l’ altro ma l’incapacità di ” tenere insieme gli aspetti positivi e negativi ” del partner, accettandone i limiti oppure di interrompere la relazione se ci sono dei difetti che non possiamo sopportare ( in fondo nessuno ci obbliga a stare proprio con quella persona !).
Chi è ambivalente non riesce né ad accettare il partner per quello che è ma neppure a distaccarsene.

Alle origini dell’ambivalenza: l’incapacità di fidarsi
Il primo requisito per vivere una vita sentimentale appagante non è avere la fortuna di trovare la persona giusta ma essere capaci di fidarsi: senza fiducia non ci può essere amore.
Se non si è in grado di credere in se stessi ( che si è una persona amabile e che merita amore), nell’ altro ( che ci vuole bene e non sta con noi per prenderci in giro) e nelle relazioni ( l’amore può durare e i nostri bisogni possono essere soddisfatti), le relazioni possono diventare molto difficili e complicate.
Alla base dell’incapacità di fidarsi ci sono delle ferite emotive molto precoci che hanno generato un attaccamento insicuro. Chi soffre di ambivalenza è cresciuto in un clima familiare poco accogliente, freddo o conflittuale in cui c’era una scarsa attenzione e rispetto verso i reciproci  bisogni emotivi.
Solitamente il matrimonio dei genitori non era felice, trasmettendo un immagine negativa delle relazioni di coppia.
E’ nella famiglia che impariamo che cosa significa l’amore, come sono le relazioni e se la nostra esperienza come figli è stata dolorosa, se ci siamo sentiti poco amati ( o “troppo” che è la stessa cosa), se abbiamo percepito che i nostri genitori stavano male insieme, non avremo tanta voglia di avere un rapporto stabile con qualcuno.
In questi casi anche se consciamente si desidera amare ed essere amati inconsciamente lo si teme perché il legame riattiva potenti paure di essere rifiutati, controllati, ridicolizzati quando si esprimono i propri bisogni oppure abbandonati.
Questo conflitto tra paura e voglia di amare genera un comportamento ambivalente in cui quando l’ altro è vicino, presente e amorevole predomina la paura della relazione ma quando l’ altro si allontana a predominare è il bisogno d’amore.
Se è il tuo partner ad avere questo problema
Forse stai leggendo questo articolo perché non sei tu ad avere questa problema ma il tuo partner che ti destabilizza con i suoi comportamenti ambivalenti e i suoi repentini cambiamenti di umore ( un giorno è l’uomo o  la donna più innamorato/a del mondo e il giorno dopo si ricorda a stento della tua esistenza)? In questo caso, soprattutto se la scelta di compagni con problemi ad impegnarsi è uno schema che si ripete nella tua esistenza, non è solo il tuo partner ad avere difficoltà con l’impegno.
Se i più grandi amori della tua vita sono quelli impossibili con persone già impegnate o inafferrabili, probabilmente hai un  problema di ambivalenza che non riconosci.
Solitamente chi non è in  contatto con la propria ambivalenza, desidera ardentemente l’amore e la coppia ma va ad innamorarsi ( e ci si aggrappa pure) alle persone che meno sono in grado di dargliele. Si tratta di una situazione che genera molta sofferenza ma che al contempo protegge da una sofferenza peggiore.
In genere si tratta di una problematica prettamente femminile: mentre gli uomini esprimono la loro ambivalenza in modo diretto, le donne lo fanno scegliendo compagni sfuggenti con i quali è impossibile costruire qualcosa.
Il problema è da ricercare nella propria famiglia d’origine e nel rapporto avuto con entrambi i genitori.
Molto importante è il rapporto con il padre che è stato poco presente e attento alla figlia se non apertamente  svalorizzante, creando quindi un imprinting negativo nelle relazioni con il maschile.
Spesso queste donne hanno avuto una mamma insoddisfatta del suo matrimonio, che ha sacrificato( pentendosene amaramente) le sue aspirazioni e sogni per i figli e un marito da cui non si sentiva valorizzata, o con cui aveva un rapporto conflittuale o di subordinazione.
Se la mamma si è aggrappata alla figlia per avere il sostegno emotivo che non riceveva dal coniuge e la figlia è diventata la confidente e la testimone dell’infelicità matrimoniale ed esistenziale della madre, crescerà con un immagine interna molto negativa della maternità degli uomini, delle relazioni di coppia e persino di sé stessa.
Questo farà sì che se consciamente cercano l’amore, inconsciamente ne sono spaventate perché non si aspettano molta felicità dalle relazioni di coppia quindi scelgono uomini ambivalenti con cui si può mantenere una distanza di sicurezza emotiva.

Come superare l’ambivalenza
L’introspezione potrebbe non bastare quando si tratta di risolvere un problema di ambivalenza radicata. In casi come questi è più indicata la psicoterapia.
Intraprendere un percorso terapeutico è consigliabile anche se stai da molto tempo con qualcuno che ancora non sa cosa vuole da te. Smetti di concentrare tutti i tuoi sforzi perché lui cambi e vada in psicoterapia, vacci invece tu e lavora sulle tue problematiche profonde che ti tengono imprigionata in una relazione insoddisfacente. Se lo farai ti puoi aspettare dei cambiamenti : reagirai in un modo diverso ai suoi  comportamenti ambivalenti e la relazione migliorerà oppure sarai tu a stancarti e magari comincerai ad essere attratta da un uomo diverso.

Il presente articolo ha una valenza di carattere informativo.

Purtroppo, a causa dell'elevato numero di commenti e di lettere che ricevo tutti i giorni, non riesco a rispondere a tutti (come vorrei) e a farlo in tempi brevi. Inoltre le risposte ai commenti sono molto sintetiche, considerata anche la natura pubblica del sito web.

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By | 2017-09-03T15:15:50+00:00 12 agosto 2017|Amore e disamore|4 Comments

4 Comments

  1. Dany 18 settembre 2017 at 10:03 - Reply

    Bellissimo articolo.
    Mi ritrovo perfettamente nella definizione di ambivalenza affettiva, quando ci si sente in perenne conflitto tra desiderio di amare e sentirsi amata ed incapacità a lasciarsi andare per schermarsi da eventuali delusioni o perdite.
    Mi chiedo se una persona con atteggiamento ambivalente possa superare questo conflitto, soprattutto se vive una relazione con un uomo non ambivalente ma sofferente per le continue oscillazioni che si ripercuotono sul rapporto.
    La capacità di fidarsi e di “correre il rischio” si acquisisce o si deve convivere con questo atteggiamento ambivalente?
    Grazie mille e complimenti per riuscire ad esprimere a parole gli stati d’animo spesso confusi che si provano.

    • Anna Zanon 21 settembre 2017 at 10:23 - Reply

      Gentile Dany, la ringrazio per i complimenti. Io credo che se una persona impara ad riconoscere e ad accettare la propria ambivalenza e ha la fortuna di avere al suo fianco un partner capace di tollerare e contenere le continue oscillazioni, poco a poco si può acquisire la capacità di fidarsi. Ci vuole tempo ( sto parlando di anni).

  2. Ugo 9 ottobre 2017 at 13:05 - Reply

    Dott.ssa Zanon buon pomeriggio .

    Le riporto quanto le ho scritto settimana scorsa relativamente al topic amore borderline .
    Sinceramente credo che quanto leggerà qui sotto possa rientrare pienamente in quanto ha descritto circa l’ambivalenza delle relazioni .

    E’da circa un mese che mi frequento con una ragazza .
    Io ho 39 anni mentre lei ne compierà a breve 35 .
    siamo entrambi indipendenti economicamente e viviamo per conto proprio .

    Ci conosciamo da circa 15 anni e per me è stato da subito un colpo di fulmine .
    E’ iniziata tuttavia solo un’amicizia.
    Un pò per insicurezza un pò per paura di un rifiuto non sono mai riuscito a dichiararmi apertamente .
    In quegli anni ero ovviamente molto diverso da oggi che mi reputo un uomo .
    Poi, come potrà ben immaginare, la vita, le situazioni, il lavoro etc, spesso separano le strade delle persone e per parecchi anni non ci siamo ne visti (se non per caso) ne sentiti .

    Quest’estate, forte di una frequentazione con una ragazza molto più giovane di me, mi sono riavvicinato a lei ed abbiamo ripreso a vederci ma sempre in amicizia .
    I complimenti spesi da lei su di me non si contano . Non si tratta solo della sfera estetica ma sopratutto di quella caratteriale . Per lei sono una persona speciale, integra , con dei principi saldi (tutto vero, mi creda) .
    Non nascondo il fatto di aver solleticato una sorta di gelosia, in quanto lei non si capacitava del fatto che comunque potessi frequentare una ragazza tanto più giovane di me .

    Quando, dopo un mese, termina la frequentazione con la ragazza più giovane (facilmente ipotizzabile), aumenta la frequenza degli incontri in amicizia con la ragazza attuale .

    Ad agosto, nella prima occasione in cui decidiamo di passare un week end insieme e fuori dalla nostra città, scoppia la passione .
    Come già sentivo da principio, ho la conferma il sesso è qualcosa di fenomenale (da ambo le parti) .
    Mai un momento di imbarazzo , totalmente appagante .
    Il post sesso ha momenti di grande , grandissima tenerezza , sopratutto da parte sua .

    Ora però vengono i problemi .

    Non mi mette nella condizione di dare continuità alla nostra relazione e mi limita con il suo comportamento nei miei gesti di generosità e di attenzioni .
    Ha molti paletti mentali o schematismi, è maniaca del controllo ed estramente razionale e calcolatrice .
    Le porto un esempio : quando la sera torna a casa dice che le sembra di entrare in una bolla e non riesce più a comunicare con il mondo esterno ; pertanto se la chiamo io , un amica , un parente non risponde.
    Al massimo risponde ai messaggi .

    L’unica volta che sono andato a casa sua, è perchè le ho fatto una sopresa , sorprese che a detta sua detesta in ogni forma .
    La cosa strana è che poi una volta in casa, mi ha praticamente sequestrato (in senso buono) volendo a tutti i costi che mi fermassi a dormire li con lei .
    Se avessi dovuto aspettare un suo invito, dovrei vedere ancora oggi casa sua .

    Nota importante : non sono una persona asfissiante da mille chiamate o messaggi al giorno .
    Anzi ad onore del vero sono più le volte in cui è lei a scrivermi .
    Mi reputo sicuro di me stesso e non tendo ad appoggiormi agli altri .
    Preferisco dare che ricevere perchè sono generoso e perche penso che l’uomo debba infondere sicurezza alla propria compagna, ma in un rapporto o relazione iniziale come questa
    devo sentirmi sicuro dei sentimenti dell’altra persona prima di lasciarmi completamente andare .

    Durante la settimana siamo molto impegnati entrambi, e, con il fatto che lei fa un secondo lavoro nel week end, è spesso un problema avere il tempo necessario per passare un pò di tempo insieme .
    Insomma la difficoltà principale è vedersi ma poi quando siamo insieme sono bei momenti intensi .

    Il quadro della ragazza è il seguente .
    E’ dall’età di 21 anni che vive da sola .
    Il rapporto con la madre è totalmente inesistente, in quanto a sua detta la madre è gelosa del rapporto con il papà/marito .
    Si sentono al telefono circa 1 volta al mese e solo se strettamente necessario passa a casa dei suoi genitori .
    Negli anni invece è riuscita a recuperare il rapporto con la sorella di poco più grande e con un carattere diametralmente opposto .
    Sorella molto tranquilla, lei invece un tornado .

    La figura del padre è una figura ingombrante . Quest’uomo è completamente innamorato della figlia ed è sempre stato gelosissimo dei suoi fidanzati .
    Non le ha reso un’adolescenza semplice . Super controllata, molti divieti , castighi e sopratutto tante botte per poi sopperire con qualsiasi tipo di regalo .
    Questo ovviamente credo abbia incrementato la voglia di trasgredire e di mentire raccontando parecchie bugie , temo anche oggi .

    Il padre, con il quale lavora, è ancora ossessionato da questa ragazza di quasi 35 anni e spesso a discapito delle attenzioni nei confronti della moglie e dell’altra sorella .
    In aggiunta questa ragazza continua ad avere una sorta di rapporto adolescenziale con il padre, tenendogli nascoste molte cose, come ad esempio che fuma sigarette o che va in vacanza con il compagno .

    Io la definisco una ragazza alpha .
    Tiene molto alla sua indipendenza, come è giusto che sia, è molto testarda e con una notevole personalità .
    Pur di mantenere la parola data o un obbiettivo sarebbe capace di qualsiasi cosa .
    E’molto maschile anche nelle sue passioni, macchine, moto, sebbene sia estramente femminile e fragile in parecchi frangenti .
    Devo dire che non ha molte amiche, alcune delle quali molto più vecchie (una di queste è forse il surrogato della madre che non ha mai avuto).
    Di queste ne ho conosciuto solamente due (nostre coetanee), le quali stravedono per me .
    Per le amiche è estramamente generosa sempre pronta a fare qualsiasi cosa nel momento del bisogno .
    E’prigioniera di troppe cose materiali (tenore di vita) che la obbligano di certo a non vivere bene perchè costretta a lavorare tanto
    e ridurre il tempo da dedicare a se stessa ed alle persone che le stanno vicino pur di mantenere quello che ha .

    Lei esce da una relazione (terminata ad inizio 2017) di 5 anni con un uomo molto più grande (ma estramente immaturo a sua detta) con due separazioni e 4 figli ; relazione che penso l’abbia fortemente segnata
    e nella quale credo abbia investito tante risorse ed energie .
    Per il poco che so è stata molto travagliata, con parecchi scontri anche fisici al punto che un giorno mi disse è normale in certi frangenti arrivare alle mani (cosa che non condivido affatto) .
    Una relazione che fin da principio si era palesata come impossibile ma che comunque è andata avanti per troppi anni .
    Una volta mi disse: il mio lavoro mi rende così insoddisfatta che per me il primo e vero lavoro è aiutare quest’uomo nei suoi problemi quando arriva la sera a casa .
    Non so se ne sia ancora innamorata, non credo, o forse perchè è l’ultima storia che avuto, ma è l’unica di cui ancora non ne parla volentieri .

    Più volte mi ha confidato di aver sbagliato troppo in passato e che teme che non riuscirà mai più a farsi una famiglia sua , perchè si sente vecchia .
    Io invece, che sono molto soddisfatto di me stesso e degli obbiettivi raggiunti, a detta sua, in quanto maschio e senza problemi particolari e nel pieno della maturità ho ancora molto tempo davanti (dal mio punto di vista opinabile).

    Ora lei vuole a tutti costi cambiare vita, lasciando la nostra città per trasferirsi .
    Vuole convincere il padre e la sorella a chiudere le due attività , perchè sa benissimo che da sola non potrebbe mai realizzare il progetto che ha in mente .

    La bella città in cui viviamo dice che la opprime .
    Odia tutto, le fanno schifo i posti che ha frequentato sino a ieri e la maggior parte delle persone; mi creda che se vedesse dove abita e quello che ha la prenderebbe per pazza .
    Probabilmente ha troppi ricordi negativi in questa città, ma chi non li ha e di certo non credo siano un buon motivo per ricominciare da zero a quasi 35 anni con due attività ben avviate .

    In tutto questo chiaramente mi sento messo da parte, non perchè penso che faccia male a coltivare questo progetto (che sebbene non condivida, non gli ho mai smontato), ma perchè mi sento come un passatempo per lei.
    Dice che se non fosse per me la sera dopo il lavoro non uscirebbe mai .
    E’ vero che è solo un mese che siamo diventati intimi dopo anni di conoscenza, ma nella mia visione delle cose e della vita mi sembra di vivere un rapporto immaturo indotto dal suo comportamento .
    Tutto quello che dovrebbe essere normale e spontaneo diventa difficile sino a che non siamo insieme .
    Sembra che la programmazione la stressi ; poi magicamente quando siamo insieme e si lascia andare anche grazie a qualche bicchiere di vino, la sua parte razionale viene sopraffatta da quella emozionale .

    Io penso che sia completamente bipolare .
    Lei tiene molto al mio parere in generale, dicendo che pensa per giorni a quello che le dico, ma fattivamente dimostra delle carenze nelle piccole cose che non fanno cresce il rapporto .

    Le porto l’ultimo esempio sperando che possa essere di aiuto .
    Qualche giorno fa l’ho portata in un posto , nella città in cui viviamo, che non conosceva affatto .
    Bel pomeriggio passo insieme . Ad onore del vero mi ha dato delle vibrazioni particolari (in senso buono ovviamente) per il modo in cui mi guardava .
    Questo posto le è piaciuto parecchio e la sera quando mi ha scritto sembrava quasi che le scocciasse ammetterlo .
    Io ho semplicemente scherzato su questo argomento e lei ha cambiato proprio atteggiamento ribadendomi l’intezione di cambiare città .
    Io le ho detto che l’importante è che sia felice ed è quello che le auguro per tutta la vita .
    Lei mi ha risposto che devo pensare a quello che serve (ha utilizzato proprio questa parola) a me ; che sebbene lei mi augura la stessa cosa (la felicità), non si sente di ringraziarmi per il mio augurio .
    Ovviamente è avvenuto per messaggio dopo le ore 20, ora in cui entra nella bolla e ha difficoltà a comunicare con il mondo .

    Dopo due giorni in cui mi sono dato alla “macchia”, mercoledì sera , mi ha scritto via messaggio perchè sentiva la mia mancanza e voleva vedermi venerdì sera. Tuttavia non siamo riusciti a vederci in quanto avevo già un impegno e sebbene l’avessi invitata a venire con me o raggiungermi dopo , è completamente scomparsa .
    Eravamo rimasti che mi avrebbe chiamato lei ; cosa che non è mai avvenuta .
    Io ho volutamente evitato di chiamarla e di scriverle nel resto del week end, sopratutto per un discorso di orgoglio .

    La tristezza di tutto questo è che neppure a 21 anni avevo delle relazioni così immature ed ambivalenti .

    • Anna Zanon 10 ottobre 2017 at 11:11 - Reply

      Buongiorno, non credo che la sua ragazza sia bipolare o borderline.
      Mi sembra invece che sia ambivalente verso un legame che teme e desidera ( questo tratto non è solo dei border). Le cause vanno a riferirsi ad un rapporto eccessivamente intimo e soffocante con una figura paterna che mi sembra non sia stato elaborato ( gli nasconde delle cose) e che si trasferisce nel rapporto con gli uomini che frequenta.
      Per la sua ragazza, forse il rapporto con un uomo innesca la paura di dover perdere la libertà, di essere controllata e dominata come capitava con il padre. Se ci tiene, abbia pazienza e tolleri i suoi allontanamenti

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