Mi arrabbio e ti offendo: come gestire la rabbia nelle relazioni strette

rabbia

La sofferenza nascosta dietra la rabbia: quando tiriamo fuori il peggio con le persone che amiamo di più.

A volte diamo il peggio con le persone che amiamo di più mentre con gli estranei riusciamo facilmente ad essere comprensivi, gentili e diplomatici. Ma basta una piccola disattenzione, un indelicatezza da parte di un caro amico, di un figlio, di un genitore o del nostro compagno/a per scatenare in noi  una reazione di rabbia furiosa, assolutamente sproporzionata, rispetto alle circostanze banali che l’hanno innescata.
Nessuno nega che certe volte la rabbia sia giustificata ( persino Gesù non ha usato delle parole gentili con i farisei e con i mercanti del tempio!), quello a cui mi riferisco è una modalità primitiva di espressione della collera che consiste nel “vomitare” addosso all’altro il proprio malessere, incolpandolo dei problemi  della relazione, umiliandolo e offendendolo. (vedi anche il mio articolo precedente : ” Mi arrabbio e ti offendo : la sofferenza nascosta dietro la rabbia). Fino ad arrivare nei casi peggiori a minacciare di rompere la relazione oppure a rinnegare la stessa (” se avessi saputo che cosa significava avere dei figli, non ti avrei mai messo al mondo”).

Gli effetti distruttivi di esprimere la rabbia senza filtri
Spesso l’iracondo non è consapevole di quanto questa modalità di espressione della rabbia possa essere distruttiva per la relazione e possa danneggiare gravemente l’autostima di chi subisce queste sfuriate ( soprattutto se il bersaglio della rabbia è un figlio).
Al contrario, il collerico dopo queste scenate e si sente sollevato e vorrebbe che tornasse tutto come prima e che l’altro non tenesse conto delle cose dette in un momento di rabbia.
Esprimere la propria collera in modo esplosivo e senza filtri può danneggiare ( a volte anche in modo irreversibile) la fiducia che è alla base di una buona relazione e più stretto è il rapporto, più grave è il danno.
Infatti,chi subisce queste scenate finisce per sentirsi offeso ed umiliato proprio dalla persona che avrebbe più dovuto amarlo e accettarlo e comincia a difendersi erigendo delle barriere nella relazione.
Il collerico viene percepito come un qualcuno di cui non ci si può fidare pienamente perché se “gli gira storto” può fare del male, colpendo proprio nei  punto debole, magari servendosi delle confidenze che gli sono state fatte in precedenza  o umiliandolo davanti ad altre persone.
Persino quando la rabbia è giustificata, queste modalità di espressione della stessa sono controproducenti e fanno si che l’altro ascolti ancora di meno, concentrandosi più sui modi violenti e offensivi della comunicazione che sui contenuti validi.

Come imparare a gestire la rabbia nelle relazioni strette

Imparare a distinguere tra interno ed esterno
Quando basta poco a scatenare un intensa risposta rabbiosa, il problema non è mai esterno ovvero il comportamento dell’ altro. Il problema è la lettura negativa del comportamento dell’ altro che viene interato come mancanza di rispetto, come disamore, se non addirittura come un tentativo di nuocere. Il primo passo per imparare a gestire la rabbia è cercare di allenarsi a considerare il comportamento che ci fa infuriare in modo alternativo. Forse il nostro partner non arriva in ritardo agli appuntamenti perché non ha voglia di vederci ma perché non sa organizzarsi.

Allenare l’empatia
Gli iracondi tendono a leggere in modo negativo il comportamento altrui, ma anche quando una persona che ci vuole bene sbaglia, è difficile che lo faccia in modo consapevole e deliberato ( a meno di non avere una seria problematica psicologica)
Spesso quello che è importante per noi non è altrettanto importante per l’ altra persona o chiediamo all’altra persona dei comportamenti, delle capacità che non le appartengono per indole o per storia familiare.
Farò un esempio estremo: la moglie di un mio paziente si ammalò gravemente e il mio paziente al posto di condividere con lei l’angoscia della malattia e di confortarla, cercava di sdrammatizzare, offrendole week romantici e riempiendola di regali. Era egoista e insensibile? No al contrario, l’amava profondamente ed era devastato alla prospettiva di perderla ma non sapeva come starle vicino. Nella sua famiglia d’origine l’affetto veniva espresso solo con doni e cose materiali.
In conclusione, imparare a mettersi nei panni dell’altro è un valido aiuto per calmare la rabbia.

Capire le aspettative impossibili che sono alla base delle crisi di rabbia.
Il motivo profondo delle crisi di rabbia che si scatenano per dei motivi banale  sono le aspettative deluse. Gli iracondi caricano spesso le loro relazioni significative di grandi aspettative..e guai se l’ altro non le soddisfa con le  modalità e con le tempistiche desiderate.
Alla base della rabbia furiosa si nasconde una forte insicurezza e il bisogno che l’altro confermi costantemente il loro valore, la loro amabilità e li valorizzi ( è superfluo aggiungere che questo atteggiamento grava la relazione di un peso difficilmente sostenibile)..
Riporto qui uno stralcio di lettera che una ragazza ha scritto alla mamma a cui peraltro è molto legata ma con cui ha un rapporto conflittuale e che riassume bene questo concetto.
E’ come se tu cercassi sempre approvazione. Sia in positivo che in negativo hai sempre bisogno di un responso. Di ogni cosa che dici o fai , chiedi sempre a volte esplicitamente altre volte implicitamente, conferma e rassicurazione.
Il piacere di condividere qualcosa con te si trasforma così nell’ansia di autorizzarti, di valutarti.
Devi sempre  sentirti dire ” brava” e sentirti dire che stai facendo la cosa giusta e che la stai facendo bene e se qualcuno lo mette in dubbio sfoderi un ‘aggressività e un rifiuto davvero esagerati.
E’ vero la vita non ha riconosciuto i tuoi meriti come avrebbe dovuto e mi dispiace tanto. Ma se in famiglia non ci viene da farlo è proprio perché dimostri questa fame esagerata di approvazione che è repulsiva.
Paradossalmente è proprio a chi ti chiede ossessivamente ” sono stato bravo?” che ti viene meno da dirlo”.
Identificare le proprie aspettative deluse può essere d’aiuto per gestire la rabbia.

Chiedersi con chi si è veramente arrabbiati.
Spesso si riversano le proprie frustrazioni sulle persone vicine proprio perché ci stanno vicino. Così ci arrabbiamo per ogni minima mancanza del nostro partner perché ci fa ricordare tutte, le tante, troppe volte in cui nella vita in cui non ci siamo sentiti amati e considerati.
Può essere utile chiedersi con chi siamo veramente arrabbiati. Con una figura paterna che non ci ha mai valorizzato? Con un ex compagno/a che ci ha deluso profondamente per cui chiediamo al nostro attuale partner di risarcirci del dolore subito? Non ci sentiamo riconosciuti sul lavoro e  nella nostra vita privata e abbiamo bisogno di avere dei figli perfetti che ci facciano fare bella figura e che riescono ad ottenere nella vita la realizzazione che non siamo riusciti ad avere?

Suggerimenti pratici per gestire la rabbia 

-Non affrontate una discussione quando siete molto arrabbiati, meglio aspettare che la rabbia sbollisca e rimandare la discussione quando sarete più calmi. Sfogatevi in altri modi, magari con un amica o facendo attività fisica ma non investite la persona cara con un fiume di recriminazioni
-Il momento più opportuno per una discussione è quando l’altra persona è recettiva e disposta ad ascoltare.
-Cercate di parlare del vostro malessere in toni pacati, senza colpevolizzare, evitando di usare dei toni accusatori. Se il nostro interlocutore si sente accusato, si metterà sulla difensiva e smetterà di ascoltare oppure passerà al contrattacco per difendersi.
-Evitate anche di giudicare (limitatevi al comportamento che vi ha ferito), di psicoanalizzare, di consigliare percorsi psicologici, medici o spirituali. Non fate la predica. Il messaggio che si lancia alla persona è “così come sei non vai bene” , un messaggio che è il bacio della morte per  qualsiasi relazione.
-Siate vulnerabili. Spiegate all’ altra persona come certi suoi comportamenti vi fanno sentire, concentrandovi sulle possibili soluzioni più che sui problemi.

Il presente articolo ha una valenza di carattere informativo.

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3 Comments

  1. Air 7 febbraio 2018 at 15:55 - Reply

    Gentile dottoressa, giravo in rete nella ricerca di risposte al tema della rabbia e mi sono imbattuta in questo articolo interessante. Ho 46 anni e 10 di convivenza in una storia nata burrascosa e sanguigna ma pienissima di emozioni la quale sta finendo ( semmai riuscirò a trovare la forza di troncare) nella più cupa apatia e in una specie di limbo caratterizzato da risentimento,rabbia,aggressività verbale estrema,anaffettività assoluta e rabbia. Mi chiedo io stessa come sia possibile da donna generalmente reputata forte e sicura di sé , riuscire a sprofondare dentro una tale confusione anestetizzata da scuse, giustificazioni, attese, speranze vane verso l’altra persona, tanto da impiegare anni e tuttavia non riuscire ancora a tirare le dovute somme. Il mio uomo, persona estremamente intelligente e percettiva, ha sempre manifestato delle tendenze di estrema diffidenza e prevenzione per cui parlare con lui è sempre stato complicato fino a diventare un viaggio sui carboni ardenti poiché ogni parola innociente finisce per essere letta in modo inevitabilmente malevolo ed accusatorio. La rabbia e l’aggressività verbale, le umiliazioni, le offese e le accuse sono diventate il pane quotidiano. Accusata perennemente di estraneità, insufficienza, egoismo, poco amore, individualismo, ipocrisia. La chiave di lettura è sempre la stessa: quell’io sovrastante che sente di non ricevere nulla e pertanto ti fa cadere nel senso di colpa permanente. E lì negli anni a lottare per dimostrare ,fatti alla mano, eventi alla mano, esempi alla mano, che certe considerazioni erano irrazionali. Nulla da fare. La medicina poteva durare 5 minuti o 5 giorni poi, per un evento qualunque ( incluso quello di non condividere lo stesso giudizio su un certo tipo di sapore o di cibo, come dire… fai tutto ciò che sai darmi fastidio!) ecco ricomparire il solito fulmine a cielo sereno ed ancora aggressioni verbali, offese, accuse….. che quasi non mi sfiorano più per quanto le valuto inconsistenti e non veritiere e per quanto siano sempre sproporzionate rispetto all’evento. E siamo giunti alla fase in cui io penso che ci sia un disturbo psicologico alla radice ma non posso ipotizzare quale sia. Lui è tendenzialmente un introverso, un cupo. Ha il sistema nervoso apparentemente spappolato, trasale sempre, ogni minimo evento è vissuto con drammaticità ed anche preparare un piatto di pasta diventa una questione di vita o di morte nel senso che tutto deve filare liscio come l’olio, perfettamente inquadrato nel suo schema rituale, altrimenti è tragedia. È un benestante e mi sono chiesta se troppo agio abbia tirato fuori anche una personalità troppo debole e viziata. Ma non so se questa spiegazione sia sufficiente. In alcuni momenti provo addirittura tenerezza perché riesco a percepire la sofferenza che genera questi comportamenti, ma poi esplodo e crollo anche io e più mi chiedo cosa sia facendo ancora dentro questa storia e più mi preoccupo anche di me stessa avendo il sospetto che in qualche modo io stia cercando una strada per far pagare qualcosa proprio a me stessa! Inutile dire che ho provato in tutti i modi, dai più aggressivi a quelli più dialogici e tranquilizzanti, a mettere in evidenza gli effetti nefasti di un simile linguaggio nonché la velenosita ‘ di una estrema rigidità mista a intolleranza allo stato puro. Solo talvolta è stato riconosciuto qualcosa ma la risposta ricorrente verte sul fatto che la causa scatenante sarei sempre e comunque io, pertanto la “colpa” sarebbe ancora addebitabile a me. Io vagavo in rete cercando proprio una risposta a questi tratti di personalità, cercavo di capire se scatti di ira così frequenti e immotivati potessero ancora bonariamente essere visti come semplici difetti o qualcosa di più profondo. Non sottolineo oltre quanto sia devastante vivere una relazione fondata su questi cardini ed ancora più devastante la guerra interiore che da un lato porta a vedere nell’altro un individuo caro da salvare ( ma lo stesso individuo rifiuta persino i farmaci blandi preferendo convivere con l’insonnia!) E dall’altro lato una specie di minaccia al mio io che tuttavia ( o magicamente??) pare addirittura consolidarsi soprattutto nella vita lavorativa dove riesco a ottenere ottimi risultati. La ringrazio sin da ora per l’attenzione.

    • Anna Zanon 12 febbraio 2018 at 08:48 - Reply

      Gentile Air, forse non ha ancora “tirato le somme” ma è sulla buona strada per farlo. Il suo bilancio della situazione mi sembra molto obiettivo: si sente ormai logorata dopo anni di speranze disilluse e la speranza di salvare il suo partner vacilla. La relazione nel tempo è cambiata in peggio e forse fa fatica ad accettare di aver investito anni della sua vita in un rapporto che è stato una sorta di buco nero che l’ha prosciugata e umiliata.
      Confermo che potrebbe esserci un disturbo di personalità e le dico che l’esagerata permalosità ovvero la tendenza ad avere reazioni spropositate in risposta ad osservazioni innocenti che vengono lette in modo malevolo e persecutorio è una delle spie di una personalità disturbata.
      L’ incolpare sempre l’ altro e usare la manipolazione, la rigidità sono tutti sintomi di una personalità non equilibrata.
      Il mio suggerimento è quello di farsi aiutare a dire basta se per il momento non riesce a farlo da sola

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