Come aiutare una persona depressa

La depressione è un disagio psicologico che interferisce significativamente sulle relazioni interpersonali della persona depressa: chi è depresso si sente solo e non amato anche quando è circondato da una rete di amici e familiari affettuosi . D’altra parte, poche cose possono incidere negativamente su un rapporto come una prolungata depressione.
Il depresso desidera ardentemente l’affetto degli altri ma stesso tempo tende a respingerli chiudendosi in se stesso oppure svalutando quello che gli altri
fanno per lui.
Spesso i familiari della persona depressa hanno la sensazione che più fanno meno il loro aiuto venga riconosciuto e apprezzato, anzi, il depresso, lungi dall’essere grato per le premure di cui è oggetto, sprofonda sempre di più nel suo stato depressivo.
In altri casi, il depresso può irritarsi verso la persona che cerca di aiutarlo sentendo che l’affetto che gli viene manifestato è troppo poco, troppo tardi e non serve a farlo guarire dal suo disagio.
Per tale ragione può succedere che le persone che vivono con un depresso, soprattutto se si tratta di una prolungata depressione, comincino a nutrire dei suoi confronti dei forti sentimenti negativi come rabbia, fastidio, impotenza esenso di colpa.
E’ bene non colpevolizzarsi per questi vissuti spiacevoli sapendo che sono assolutamente normali e che provano quanto sia importante la relazione con la persona depressa (di solito le persone con cui ci arrabbiamo di più sono quelle a cui vogliamo più bene).
Se invece  questi sentimenti non vengono riconosciuti apertamente e non vengono accettati si rischia di “agirli” diventando indifferenti e insensibili verso la persona che sta male.

Quali sentimenti attiva la relazione con il depresso?

Estraneità

Le persone depresse sembrano sperimentare un improvviso cambiamento di personalità: diventano negative, apatiche, indifferenti a tutto e a tutti,irritabili e sempre di cattivo umore.
I familiari del depresso sono spesso sconcertati da questo cambiamento e hanno l’impressione di non riconoscere più l’individuo distruttivo che ha preso il posto del loro caro.
E’ bene sapere che questo cambiamento è solo temporaneo e che una volta superato l’episodio depressivo il vostro caro ritornerà la persona che conoscete e amate.

Senso di colpa.

Il senso di colpa è un vissuto molto comune nella relazione con la persona depressa e più il legame è stretto (in particolar modo se si tratta di una relazione genitore –figlio) più il senso di colpa può essere intenso e
difficile da gestire.
Noi tutti tendiamo a sentirci responsabili del benessere delle persone che amiamo e, di conseguenza, ci sentiamo parzialmente responsabili della loro infelicità.
Questa convinzione si traduce nella sensazione di non fare abbastanza per aiutare e rendere felice la persona che sta male.
Purtroppo non è in nostro potere ridare alla persona che sta soffrendo la gioia di vivere e la fiducia nella vita, soprattutto se il depresso è un genitore.
La depressione è un disagio che dipende da un’interazione di cause psicologiche,biologiche e sociali e da eventi scatenanti (un lutto, la menopausa, un licenziamento, condizioni di vita sfavorevoli, ecc.).
Detto in altri termini: persona depressa sta male per una serie di motivi che hanno poco a che fare con noi e molto a che fare con il suo assetto psicologico e biologico.
Quello che si può fare è stare vicini alla persona che soffre, ma senza attribuirsi la responsabilità del suo malessere (a meno che il depresso sia stato gravemente danneggiato da un nostro comportamento).

Un vissuto di rifiuto

La depressione comporta un ripiegamento su se stessi e sui propri problemi, per questo motivo il depresso può ferire i sentimenti delle persone che gli stanno accanto senza nemmeno accorgersene.
Inoltre, la depressione è caratterizzata dalla diminuzione della capacità di provare amore e gioia: chi è depresso in modo grave non sente più niente verso le persone che un tempo gli erano care, ma l’amore viene sostituito da una profonda indifferenza verso tutto e tutti.
A volte il depresso si mostra irritabile e di cattivo umore e può far capire che la presenza di amici e parenti, lungi dall’essergli d’aiuto, gli da solo fastidio.
Per tutte queste ragioni, relazionarsi con una persona depressa può essere estremamente doloroso: il partner o i familiari del depresso si sentono respinti ingiustamente, non amati ed esclusi dalla sua vita.
Altre volte, invece, il depresso cerca continuamente l’affetto e l’attenzione di amici e parenti, chiamandoli a tutte le ore e sommergendoli con i suoi problemi senza alcun riguardo per le loro esigenze salvo poi svalutare
sistematicamente tutto l’aiuto che riceve.

Rabbia

La rabbia nei confronti di una persona cara che sta male è forse il sentimento più difficile da gestire.
Eppure i familiari di un depresso finiscono per provare molta rabbia ed arrivare quasi ad odiare il malato. La rabbia nasce dalla sensazione che il depresso si pianga addosso, facendo tragedie per piccolezze e che faccia poco oniente per stare meglio.
Bisogna capire che la persona depressa è in una condizione di grave sofferenza psicologica da cui non può uscire con la sola forza di volontà: la depressione paralizza la volontà e la capacità di agire.
La riluttanza a farsi curare è un altro aspetto della depressione.
Il depresso sente che il suo è un caso troppo grave, che nessuno può capirlo e aiutarlo e che qualsiasi tipo di cura
con lui non funzionerà.
Spesso il rifiuto delle cure, comune a molti depressi, può nascondere forti sensi di colpa che causano un bisogno di punizione.
Depressione e impotenza
Recenti ricerche psicologiche hanno evidenziato la tristezza tende ad estendersi alle persone che entrano in contatto con la persona depressa. In un certo senso la depressione è “contagiosa”: la relazione con una persona
depressa può risvegliare in cui la circonda delle tendenze depressive latenti peggiorando il loro umore. L’impotenza è un’altra sensazione che si prova nella relazione con un depresso: non si sa cosa fare, come aiutare qualcuno che sta male ma che allo stesso tempo respinge il nostro aiuto.

Che cosa fare e che cosa non fare con una persona depressa.

Non sdrammatizzare.

Evita le rassicurazioni facili del tipo: “Vedrai che ogni cosa andrà per il meglio”, evita anche di minimizzare o di sdrammatizzare. Anche se le intenzionisono buone, il depresso si sentirà non capito e si chiuderà ancora di più in se stesso.

Evita le prediche.

Meglio evitare anche le esortazioni all’ottimismo, o il classico consiglio di “tirarsi su”. Questi atteggiamenti, non sono solo controproducenti perché contribuiscono a colpevolizzare una persona che si colpevolizza già abbastanza di suo, ma sono anche perfettamente inutili. Dire ad un depresso di “tirarsi su” è come dire ad una persona con una gamba rotta di alzarsi e di camminare.
Non si ricorderà mai abbastanza che la depressione è disagio psicologico che annulla la capacità di volere e di prendere delle iniziative.

Cerca di essere empatico.

Un atteggiamento di ascolto, rispetto ed empatia è la soluzione che funziona meglio. Solo quando il depresso si sente ascoltato e capito, può cominciare a vedere la situazione in modo più obiettivo.

Informazioni e appoggio concreto servono più dei consigli

Le prediche e i consigli servono a poco, meglio invece informarsi su centri, terapie e specialisti per la depressione. Dal momento che la persona depressa è incapace di attivarsi da sola, noi possiamo giocare un ruolo importante nel suo processo di guarigione. Questo può voler dire dare un aiuto concreto: per
esempio, telefonare e accompagnare il depresso alla visita, ecc

Impara a dare dei limiti.

Stare vicini ad una persona depressa è difficile e frustrante. Alcuni depressi chiedono costantemente amore e attenzioni: ti trattengono ore al telefono, telefonano a tutte le ore del giorno e della notte, pretendono che tu sia
sempre a disposizione.
Nei casi più gravi, alcune persone depresse possono giocare inconsciamente la carta del ricatto emotivo: ti fanno capire che soltanto tu puoi salvarli dal suicidio e che basta un tuo gesto sbagliato per peggiorare le loro condizioni psicologiche e far loro commettere un atto irreparabile.
E’ importante non assecondare questi comportamenti della persona depressa ma imparare a porle dei limiti che l’aiuteranno a gestire meglio la sua condizione.
Di solito, una persona in uno stato depressivo tende ad affidare agli altri la responsabilità della sua vita e della sua felicità e in questo modo non attiva le sue risorse psicologiche.
Il messaggio che si deve trasmettere al depresso è anche se può contare sull’appoggio degli altri, la sua guarigione dipende da lui ed è lui in prima persona che deve attivarsi per stare meglio.

Proponi al depresso delle attività piacevoli e divertenti.

Un depresso non è di buona compagnia, o tace perso in tetri pensieri o ti affligge con interminabili monologhi sui suoi problemi. Per salvaguardare la tua e la sua salute mentale, non assecondarlo nelle sue elucubrazioni ma organizza attività ricreative e divertenti. Vai con il depresso a far shopping, a teatro,al cinema, in discoteca, in palestra, a fare una passeggiata, ecc.… Anche senon puoi aspettarti che il depresso partecipi con entusiasmo, il solo fatto di fare qualcosa di diverso dalla solita routine contribuirà a migliorare il suo umore.

Trova il tempo per ricaricarti

Star vicini ad una persona depressa può essere difficile e frustrante: più il legame è importante, più la relazione con il depresso può attivare dei vissuti intensi e dolorosi.
Pertanto è necessario imparare a “tutelarsi”, senza farsi assorbire totalmente dai problemi dell’altro e rispettando i propri limiti psicologici.
E’ importante prendersi degli spazi per sé per ricaricarsi, trovarsi delle valvole di sfogo, frequentare delle persone positive.
In questo modo si avranno le energie per aiutare la persona depressa

Usa la tecnica del paradosso.

Il depresso si lamenta? Non cercare di tirarlo su, mostrati invece più negativo di lui, parlando con toni di esagerato pessimismo della vita e dei rapportiumani. Alcuni psicologi di origine sistemica hanno utilizzato questa tecnicacon depressi non gravi, ottenendo dei risultati significativi. Quando lopsicologo si mostrava più depresso del paziente, in terapia si verificava un’inversione dei ruoli: il paziente cercava di consolare lo psicologo, e così facendo, il suo modo di vedere la vita cambiava radicalmente e il suo umore migliorava

 

Il presente articolo ha una valenza di carattere informativo.

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